Recensione realizzata per la testata giornalistica Saltinaria.it
“Non meravigliatevi, don Giovanni, di vedermi a quest’ora e in questi panni. Una ragione pressante mi costringe a venire da voi, e quel che devo dirvi non consente indugi. […] Vi ho amato, niente al mondo mi è stato caro come voi; per voi ho dimenticato il dover mio, ho fatto le cose più insensate; e tutta la ricompensa che vi chiedo è di emendare la vostra vita, di evitare la vostra perdizione. Salvatevi, vi prego, o per amore di voi o per amore di me.”
Un breve monologo di Donna Elvira. Una battuta da recitare senza pause, intensa e diretta. Un ragionamento dettato non più dall’amore passionale ma dalla compassione verso Don Giovanni, quella di Elvira, che irrompe in scena e spiazza il protagonista e lo spettatore nel quarto atto del testo di Molière. È questo l’incipit del lavoro oggetto dello spettacolo “Elvira”, traduzione di Giuseppe Montesano del capolavoro di Brigitte Jacques “Elvire Jouvet 40”.
Toni Servillo dirige e interpreta lo spettacolo, nei panni del celebre regista ed attore francese Louis Jouvet, in un adattamento fedele al testo originale, ambientato nella Parigi del 1940, a ridosso dell’occupazione nazista del territorio francese. Dallo studio sul personaggio di Elvira scaturisce un dialogo tra il regista ed i suoi allievi del Conservatoire National d’Art Dramatique che non racconta solo di Elvira stessa, ma del ruolo dell’attore nell’approccio ad un personaggio, nello studio meticoloso delle battute, dei respiri, della presenza scenica che rappresentano elementi imprescindibili sui quali si basa la credibilità del personaggio che si recita.
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