Luigi Tenco rappresenta uno dei cantautori italiani più enigmatici e sfortunati della storia della musica italiana. Enigmatico, perché fautore di una musica che andava contro la canzonetta, la mera orecchiabilità e la melodia di un Festival di Sanremo ai suoi albori. Sfortunato perché, nonostante un’eredità di musicale che non smette di essere cantata da artisti italiani ed internazionali, ha pagato durante la sua carriera il peso di essere ritenuto triste, o quantomeno scomodo e di conseguenza poco in linea con le istanze del pubblico sanremese.
Ci troviamo a Sanremo, nel 1967. Durante il Festival della canzone italiana, quando Tenco aveva solo 29 anni, il giovane artista sale sul palco con “Ciao amore, ciao” eliminata dal festival con 38 preferenze su 900. Poco dopo, nello stesso Casinò, assumerà un farmaco e un alcolico, per poi essere ritrovato morto con un colpo alla tempia in una stanza d’albergo.
Roberto Ingenito parte dalla fine, dalla morte dell’artista. Lontano Lontano, come la sua voce, il personaggio rivive sulla scena immaginando i momenti successivi alla sua morte, dialogando e cantando al pubblico alcune delle sue poesie musicali più belle che il cantautore ha regalato al pubblico italiano. Una storia di parole e di musica, nella quale Tenco decide di raccontarsi con quella personalità indomita, quello spirito di non accettazione delle cose che lo condussero al disperato suicidio in albergo.
Francesco Luongo si immedesima perfettamente nei panni del cantautore, riuscendo a regalare una caratterizzazione molto interiorizzata del personaggio, lontano dagli esibizionismi e dai virtuosismi che andavano diffondendosi musicalmente in quel periodo. Sia sul recitato che sul cantato, misura sempre con estrema coerenza l’affinità rispetto al personaggio originale che lo rende credibile ed interessante durante tutto lo spettacolo. Al suo fianco, Francesco Santagata alla chitarra elettrica e agli arrangiamenti musicali, accompagna dal vivo Luongo e adatta i testi di Tenco a sonorità nuove, talvolta intime e profondamente sperimentali, ma non per questo meno interessanti e apprezzabili. La capacità di Tenco stava proprio nel portare nella canzone elementi che non rispondevano ad una musicalità e ad un ritmica ben scandita, anzi. La ragione del poco apprezzamento di Tenco era da riscontrarsi in una visione della musica troppo intimistica e interiorizzata. Gli arrangiamenti di Santagata si giustificano quindi in una ricerca musicale approfondita sulle melodie di Tenco, in un “racconto schizofrenico di un musicista e di una musica, ora distorta ed eretica per i puristi, per noi oggi necessaria, per cantare e non decantare Luigi Tenco”, come racconta lo stesso regista Ingenito.
Un tavolo, un bicchiere di vino ed una sigaretta accesa. Ecco che la voce di Tenco torna a farsi sentire in un racconto straziato fatto di sofferenze e del disperato bisogno di portare in musica parole nuove, in un racconto di amore, quello con Dalida, misterioso ma immensamente romantico e liberatorio.
Lontano Lontano (Luigi Tenco il giorno dopo) è uno spettacolo che racconta con eleganza e sobrietà uno sfortunato personaggio della musica italiana, grazie ad una drammaturgia che riesce ad unire sapientemente la documentazione alla poesia. Lo spettacolo ha debuttato al Teatro Tram e sarà in scena dal 18 al 20 gennaio nella sala di Port’Alba.
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