Debutta al TRAM in prima nazionale il nuovo spettacolo scritto e diretto da Giovanni Meola ‘Il bambino con la bicicletta rossa (voci di un rapimento)’ andato in scena nella sala di Port’Alba da giovedì 25 a domenica 28 aprile, con Antimo Casertano protagonista e voce unica dello spettacolo.
Il bambino con la bicicletta rossa è un testo liberamente ispirato al famoso caso di cronaca del 1969 relativo alla scomparsa e poi uccisione del dodicenne Ermanno Lavorini, primo caso di kidnapping in Italia nonché caso di cronaca che al tempo suscitò l’attenzione della stampa mondiale.
Meola riesce a portare in scena un lavoro di ricerca assai complesso, poiché il caso Lavorini ha rappresentato nella storia della cronaca italiana un evento non solo sociale, ma strettamente connesso alla sfera politica molto dibattuto, anticipatore di quello che sarebbe accaduto di lì a pochi anni con gli scontri tra monarchici e socialisti con la famosa strategia della tensione. La stessa verità giudiziaria trovò serie difficoltà a venire alla luce, in quanto le testimonianze dei numerosi personaggi coinvolti determinò un sistema compromissorio delle responsabilità dei singoli, cercando sopratutto il fronte monarchico di destra di incolpare come responsabili del delitto i frequentatori dell’ambiente sessualmente deviato della Pineta di Ponente della città di Viareggio.
Gli adulti ingiustamente coinvolti nel caso furono distrutti nella reputazione: chi si suicidò, chi morì di crepacuore, chi ancora vide finire in polvere la sua carriera politica. Fu unicamente grazie al lavoro di pochi, isolati, giornalisti, tra cui Marco Nozza, soprannominato ‘Pistarolo’, e della conseguente tigna di un magistrato coscienzioso ed attento, che un gruppo di ragazzi appartenenti al Fronte Monarchico Giovanile furono, alla fine, condannati per motivi politici. Il fine ultimo del rapimento fu ritenuto essere un riscatto per procurarsi armi ed esplosivi per eseguire azioni eversive in contrapposizione alle contestazioni dei ragazzi di sinistra. I condannati cambiarono decine e decine di volte versione durante gli anni di indagini e detenzione, mettendo in atto un sistematico depistaggio delle prove a disposizione della magistratura.
Giovanni Meola porta in scena un dettagliato racconto degli avvenimenti del caso Lavorini, riuscendo a restituire una verità teatrale ad un caso di cronaca che, 50 anni esatti da allora, ne ricostruisce l’accaduto e ne fa una delicata partitura teatrale, nella quale l’autore cerca di raccontarne i retroscena e di riportare alla luce un caso che sembra ormai scomparso dalla memoria collettiva.
Da qui l’idea di immaginare nove voci, testimonianze del rapimento, tutte interpretate da un’immensa prova attoriale di Antimo Casertano che tesse la trama di un’ora e mezza di spettacolo nel quale i vari personaggi si raccontano, si confidano ad uno spettatore immaginario di fronte al quale i personaggi restituiscono la propria versione dei fatti.
Il Bambino, il Pistarolo, il Capo, il Playboy, il Ragazzino, il Sindaco, il Becchino, il Colonnello e il Magistrato sono le figure che Casertano interpreta in un alternarsi di voci e di testimonianze che sembrano trovare una verità per poi ribaltarla totalmente, caratterizzati ognuno di loro dal differente stile narrativo (prosa, versi sciolti, rime, endecasillabi, anafore, ecc.) oltre che dalla reiterazione di alcuni movimenti corporei che non smettono di perseguitare i personaggi, o fantasmi che decidono di raccontarsi al pubblico.
L’immenso lavoro di Casertano è dimostrazione di una lavoro attoriale ineccepibile, riuscendo a dare ritmo ad un testo che, in virtù della sua stessa composizione legata a stili narrativi talvolta assai complessi o di difficile comprensione per lo spettatore, rischia di inerpicarsi in alcune fasi dello spettacolo su strade molto tortuose, minando la linearità scenica dello spettacolo. Talune parti necessiterebbero forse di una semplificazione narrativa, essendo il registro stilistico adottato in alcune fasi dello spettacolo, insieme alla già evidente complessità dei fatti che il caso presenta, oggetto di non immediata comprensione da parte dello spettatore.
Tuttavia la resa trova giustificazione nella dettagliata analisi dei fatti e nella capacità di portare in scena un delicato quanto oscuro caso di cronaca nera italiana, anche attraverso un esperimento drammaturgico insolito e per questo motivo degno di riconoscimento da parte del pubblico che al termine dello spettacolo mostra di apprezzare senza esitazioni tale lavoro scenico.
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