Di Francesco Gaudiosi
La casa è quel bene di prima necessità alla quale nessun individuo può fare a meno. La casa è quell’elemento spaziale che demarca una linea divisoria tra l’interno e l’esterno, tra l’intimità e l’estraneità. Tra la sicurezza delle proprie mura ed i problemi che si nascondono appena al di fuori della sua porta. Ma cosa succede se è l’immobile stesso, spazio di incontestabile serenità familiare, di pacifica convivenza di una famiglia semplice e a basso reddito, diviene improvvisamente elemento di paura e di insicurezza? Perché è proprio quella casa, nella quale la famiglia vive grazie ad un affitto “storico” particolarmente vantaggioso, che viene improvvisamente messa all’asta, all’insaputa dei suoi stessi inquilini. Le certezze mentali della famiglia crollano, trovandosi a fronteggiare la scelta se rinunciare a tutto da un giorno all’altro o lottare per riacquistare interamente il proprio spazio abitativo. Uno spazio che però si scopre essere stato mai propriamente del tutto posseduto dalla famiglia; poiché affittuari in primis, e poiché nelle maglie di una burocrazia all’italiana che da un giorno all’altro decide di mettere all’asta la loro casa.
In un palazzo storico di Napoli, malmesso ma comunque di rilevanza storica, del periodo borrominiano – il quale viene ritenuto dai condomini il presumibile nome del geometra precedente – si dipanano le vicende dei singoli condomini, fatte di legami familiari ben celati sotto un sorriso di circostanza o di amicizie pronte a mettersi in discussione di fronte alla speranza di godere di un nuovo bene immobile. Che poi che senso ha chiamarlo bene quando una casa dà solo problemi e preoccupazioni dice la protagonista dello spettacolo, una bravissima Ingrid Sansone, capace a fare di tutto pur di acquistare nuovamente la casa, pur nella paura di non riuscire a ripagare il mutuo necessario per vincere l’asta. Peccato che lei non è l’unica a volersi aggiudicare la casa, poiché altri soggetti si muovono segretamente tra i meandri della burocrazia e del potere per aggiudicarsela. Perché la casa è più importante del lavoro, dice Carmine Borrino in scena – anche autore dello spettacolo – nei panni di un impiegato al limite dell’illegalità e dell’abusivismo, che in pieno stile napoletano si crea la sua “fatica” quotidiana diventando specializzato (da qui il suo nome “Specialità”) per suggerire alternative e nuovi nuclei abitativi alle famiglie con tale rischio.
Il bene immobile è un testo di Carmine Borrino presentato come Studio al Teatro Sannazaro di Napoli, al Cantiere Residenze per Testi Inediti, proposto dallo stesso Teatro. Vincitore del Premio Annibale Ruccello 2018 nella sezione Nuova Drammaturgia, Il bene immobile porta in scena un tema difficile da trattare in un contesto teatrale. Perché raccontare dell’emergenza abitativa della città di Napoli, trattare di avvocati, notai, aste e Tribunali e farlo con un tono di leggerezza e di umorismo è un lavoro assai complesso per un drammaturgo, ai limiti dell’impossibile. Il suo testo riesce invece a coinvolgere con grande facilità lo spettatore, che grazie ad un’ironia di fondo permeante all’interno del testo, viene calato in una problematica piuttosto rilevante, e di attualità cocente, ma con una dose di napoletanità che rende il testo digeribile e molto apprezzato dai tecnici e dagli addetti ai lavori presenti nella sala del Teatro napoletano in occasione dello Studio sul testo.
Con Carmine Borrino ed Ingrid Sansone sono in scena Peppe Miale, Giancarlo Cosentino, Antonio De Rosa, Anna Moriello, Giorgio Pinto, Eva Sabelli e Fabio Palliola. Le musiche sono di Mariano Bellopede, lo studio costumi di Annalisa Ciaramella ed il bozzetto scenico a cura di Sara Trapani. La compagnia riesce a presentare uno studio in vista di uno spettacolo da produrre molto apprezzato e con diversi meccanismi già ben funzionanti all’interno della sua prima messinscena, pur se in via sperimentale. Ciò accade grazie ad una potenza di contenuti che il testo scenico possiede che vengono sviscerati con sapiente maestria e con un’ottima dose di umorismo. Il bene immobile parla di un problema sociale che attanaglia l’Italia intera, ma lo fa con eleganza e con simpatia, grazie ad un testo corale dove tutti gli interpreti, proprio come in un condominio, sono costretti a confrontarsi di fronte alle logiche più crude di interesse personale, tra la smania di possesso e la voglia di riscatto che non si arrende di fronte all’imprevisto. Perché a Napoli, l’imprevisto non è mai un limite invalicabile oltre il quale poter andare, ma è lo spazio dell’immaginario collettivo che stimola e aumenta le potenzialità di una soluzione a cui pensare.
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