Di Francesco Gaudiosi
Al Teatro Diana di Napoli sarà in scena fino a domenica 24 novembre il nuovo allestimento della commedia eduardiana Ditegli sempre di sì, curato da Roberto Andò e prodotto dalla Elledieffe, diretta da Carolina Rosi in collaborazione con la Fondazione Teatro della Toscana. In scena, insieme alla Rosi, Gianfelice Imparato, Paola Fulciniti, Massimo De Matteo, Edoardo Sorgente, Vincenzo D’Amato, Federica Altamura, Andrea Cioffi, Nicola Di Pinto , Viola Forestiero, Boris De Paola e Gianni Cannavacciuolo.
“E’ una commedia? E’ una tragedia?”, cosa rappresenta quel Michele Murri, reduce da un anno di manicomio, dato per guarito ma ancora prigioniero di quelle sue strane manie di precisione spazio- temporale che lo alienano dalla realtà, di quelle sue interpretazioni bizzarre degli scherzi altrui che lo portano ad essere convinto delle assurdità che provengono dalle voci rimbombanti nella sua casa che raccontano di terni a lotto, di matrimoni improvvisi o di apparenti decessi? Ditegli sempre di sì è un testo di De Filippo che, seppur appartenendo alla fase iniziale del suo lavoro drammaturgico, la Cantata dei giorni pari, già possiede in potenza tutti gli elementi di inquietudine, di solitudine e di riflessione che invece saranno ancor più tangibili nelle sue opere successive al dopoguerra, quelle “Dispari”. Ma ciò che sorprende è la potenza comica che un testo del 1925 ancora conserva, una pastiche che al suo interno riassume elementi che riportano a Pirandello e a Campanile. Quello che Eduardo riesce a portare in scena è un testo che fa sorridere lo spettatore amaramente: grazie ai suoi pasticci familiari egli porterà avanti una trama di fraintendimenti e malintesi tra gli altri protagonisti, ma è proprio alla fine che lo spettatore comprende l’isolamento mentale di cui è ancora affetto il protagonista, quell’irreparabile senso di non riuscito che fa piombare la famiglia tutta nella nuova consapevolezza della pazzia definitiva del Murri.
Andò, per la prima volta alle prese con una regia di un testo Eduardiano, restituisce allo spettatore quel senso di sconnessione del protagonista dalla realtà riuscendo a creare dei bui improvvisi e soffermandosi sul vuoto psicologico che affligge il protagonista. Molto suggestive le scene di Gianni Carluccio, che nell’allestimento sia della casa Murri sia nel casino a Bellavista concepiscono un “non-spazio”: è in quel bianco delle pareti, alte e vetuste, che proprio questi elementi scenici sembrano ricordare anche le atmosfere di un manicomio, che proprio al protagonista sembrerà di vedere alla fine dello spettacolo. Curati ed in linea con l’allestimento i costumi di Francesca Livia Sartori.
Carolina Rosi e Gianfelice Imparato confermano il loro fortunato sodalizio scenico anche in questa mise, che da anni dispone di una validità interpretativa a livello corale, nella quale tutti gli elementi della storica compagnia di Luca De Filippo mostrano la coesione artistica che li accomuna e che da anni si fa garante di allestimenti eduardiani di qualità; tra l’altro con l’interessante rotazione nelle regie di alcuni tra i più validi registi del panorama teatrale e cinematografico: da Marco Tullio Giordana a Mario Martone, passando per lo stesso Andò. Un plauso infine alla ottima interpretazione di Edoardo Sorgente, nei panni di un esuberante Luigi Strada, che durante la messinscena arriverà a rischiare la vita per le mani dello stesso protagonista fuori di testa, Murri.
E’ assai raro trovare allestimenti dei primi testi eduardiani, più marcatamente comici e per questa ragione messi in scena spesso in una chiave squisitamente farsesca, con un registro stilistico così raffinato ed equilibrato tra la commedia e la tragedia. E c’è da dire che questo allestimento di “Ditegli sempre di sì” ci riesce perfettamente.
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