Sarà in scena fino a domenica 24 novembre al Teatro Sannazaro il nuovo allestimento dello spettacolo di Peppino De Filippo Non è vero ma ci credo firmato da Leo Muscato, con in scena Enzo Decaro, Giuseppe Brunetti, Francesca Ciardiello, Lucianna De Falco,Carlo Di Maio,Massimo Pagano, Gina Perna, Giorgio Pinto, Ciro Ruoppo e Fabiana Russo. Le scene sono di Luigi Ferrigno, i costumi di Chicca Ruocco e il disegno luci di Pietro Sperduti.
In un’atmosfera anni ’80, con echi a Magritte, tra ombrelli appesi e nuvole sospese, vengono raccontate le vicende che vedono come protagonista Gervasio Savastano, direttore di un’azienda che fa della scaramanzia l’elemento costitutivo della sua esistenza, al punto tale da stillare un minuzioso regolamento rispettato alla lettera da familiari e impiegati. Il regolamento è il vademecum che disciplina la condotta degli individui con Savastano, e di conseguenza il soggetto che non lo rispetta o che non crede alla superstizione, o che ancor peggio porta sfortuna, non è meritevole della sua considerazione o è immediatamente da tenere alla sua larga.
È in questo clima surreale, sospeso tra ombrelli aperti in casa , tipicamente di malaugurio, ed il mondo delle nuvole, del frivolo in cui vive il protagonista, che si sviluppa una commedia dal mordente umoristico ben portata avanti da tutta la compagnia. Un plauso va a Muscato per la capacità nell’aver accorpato i tre atti originari del testo di Peppino De Filippo in un unico atto di quasi due ore riuscendo con successo a condensare l’impianto drammaturgico e di conferirgli al contempo compattezza e ritmo esecutivo.
Anche la compagnia supera questa complicata prova attoriale, di fronte ad un testo che, pur palesandosi mano mano nell’ambito della commedia dell’arte, prescrive agli interpreti un’inevitabile condizione tragica che gli attori sono costretti ad esternare di fronte alle bizzarre quanto insolite richieste del protagonista. Ottima anche la prova attoriale del Decaro, quasi sempre in scena, che tesse con maestria la trama della rappresentazione e mostra ottima complicità con gli altri elementi della compagnia e con il pubblico stesso.
Non è vero a ci credo è un testo che racconta di sogni, di fortuna e di jettatura – la malasorte in napoletano – con un linguaggio leggero e divertente, non rinunciando però a far riflettere sulla facilità di condizionamento mentale degli individui e sulla loro incapacità di prendere in mano la propria vita se non messi di fronte al fatto compiuto. Ecco che allora le apparenze crollano, i sogni svaniscono e gli amuleti smettono di sortire il loro effetto propiziatorio. Anche se, come dice il testo, crederci un po’ anche se si è consapevoli che non è vero non fa mai male, anzi: può solo portare fortuna.
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