Dopo il fortunato esordio nello studio teatrale dell’anno scorso, ritorna al Teatro Sannazaro fino a domenica 19 gennaio Pochos, spettacolo scritto e diretto da Benedetto Sicca con un cast di cinque giovani interpreti composto da Francesco Aricò, Emanuele D’Errico, Dario Rea,Francesco Roccasecca ed Eduardo Scarpetta.
I Pochos sono una squadra di calcetto che prende il suo nome dal celebre calciatore napoletano Lavezzi – soprannominato El Pocho – che nasce realmente nel 2012 nell’area del napoletano. Ciò che li fa conoscere è un post su una chat di incontri gay dove un ragazzo invita chi fosse interessato a organizzare una partita di calcetto. Ma i Pochos sono un esperimento sociale prima ancora che sportivo, poiché essi sbaragliano le convinzioni comuni andando a consolidarsi quale una vera e propria squadra di calcetto che ha come elemento identificativo il fatto di essere composta da ragazzi omosessuali.
Quello che i cinque interpreti, nella veste di calciatori, vogliono portare in scena è un racconto che spiazza lo spettatore, ponendo di fronte a chi li osserva il binomio tra omosessualità e calcio in una lente di normalità; e anzi volendo combattere quel velo di silenzio e di ironia che nell’opinione comune tende purtroppo a considerare le due sfere lontane tra loro.
Ma invece i Pochos riescono ad infrangere qualsiasi tabù, dimostrando come non solo sia possibile essere calciatori ed omosessuali allo stesso tempo, ma che sia inconcepibile statisticamente e socialmente che nella Serie A, composta da circa 600 calciatori, nessun giocatore abbia mai fatto coming out, cosa invece assai comune in altri sport e discipline in giro per il mondo. Ciò avviene perché il calcio è imprescindibilmente legato a quell’ambito di apparente virilità che tende ad estromettere qualsiasi cosa si interponga tra il “maschio Alpha” ed il pallone. Ecco che quindi la società non riesce a concepire una squadra di calcetto gay, non riesce ad immaginare che un calciatore di Serie A possa fare coming out o che la Nazionale femminile di calcio possa meritare la stessa attenzione di quella maschile.
I Pochos, nel loro faticoso lavoro per il sociale, coinvolgono direttamente il pubblico, offrendo allo spettatore una prospettiva di interpretazione che può, anzi deve aiutare a combattere un’omofobia sempre più insopportabile nella nostra società. Grazie ad uno spettacolo corale nel quale i cinque interpreti spalancano all’osservatore le porte della loro quotidianità, fatta di amore e di problemi, di sorrisi e di rimorsi ma né più né meno diversa o problematica da quella di qualsiasi altro individuo, i cinque attori-calciatori offrono un elemento di riflessione insolito dettato dall’urgenza di cambiare una società, ormai sempre più in minoranza, che contribuisce con la propria omofobia a fare di questo mondo solo un posto più grigio, più vuoto, più perbenista anche se privo di valori.
Pochos si arricchisce rispetto allo studio dell’anno scorso grazie alla scenografia di Luigi Ferrigno ed ai costumi di Giuseppe Avallone, e grazie alla regia di Sicca che rende questo spettacolo un elemento teatrale incredibilmente innovativo, capace di mantenere elevato il ritmo scenico per un’ora e mezza di spettacolo e di inserire al suo interno un microcosmo di risate, di amore, di pianti, di vita e di calcio in una rappresentazione che merita senz’altro di essere vista ed applaudita.
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