Masaniello è un personaggio iconico nella storia e nella cultura napoletana. È l’emblema di un uomo che con coraggio cerca di affrontare il potere precostituito, per tentare di dar voce al popolo napoletano, in preda alla fame e assediato dalle tasse e dalle gabelle istituite dall’aristocrazia della città, che quest’ultima impone solo per alimentare la propria fame di denaro. Ma è anche il simbolo di un individuo che arriva a sfiorare il potere, ne è ammaliato al punto tale da reputarsi in grado di poter cambiare radicalmente le vicende della città di Napoli, comprendendo però solo in quel momento di aver perso completamente l’appoggio della città che solo qualche giorno prima lo osannava come il nuovo re del popolo napoletano.
Al Teatro Sannazaro va in scena dal 24 al 26 gennaio e poi dal 31 gennaio al 2 febbraio la sontuosa rappresentazione di Masaniello, opera totale che avvolge lo spazio teatrale, trasformando la sala di via Chiaia in un Globe Theatre di Elisabettiana memoria con palcoscenico al centro della sala e il pubblico assiepato attorno, tra sedie, gradinate e balconcini. Quello che la regista Lara Sansone intende portare in scena, è una rappresentazione dello storico spettacolo di Elvio Porta ed Armando Pugliese assai coraggiosa, adattando quest’opera teatrale, tradizionalmente rappresentata nelle grandi piazze napoletane, in una sala teatrale. Ecco che allora gli attori si trovano a raccontare le vicende del luglio 1647 a stretto contatto con il pubblico, creando una commistione tra gli interpreti e gli spettatori, tra il passato ed il presente davvero suggestiva ed emozionante.
Ciò avviene anche grazie al copioso numero di interpreti che popolano la scena dello spettacolo, con in primis da menzionare la partecipazione di Leopoldo Mastelloni che restituisce dignità storica al Duca D’Arcos, personaggio spesso trascurato nella narrazione delle vicende legate a Masaniello. Egli infatti viene spesso raccontato quale reggente della corona sul trono di Napoli poco risoluto ed incapace di governare il regno, mentre Mastelloni riesce a dipingere un personaggio sfrontato e doppiogiochista, ben consapevole del fragile supporto popolare di cui gode Masaniello e pronto a sfidarlo in un duello al potere in cui alla fine avrà la meglio. Nei panni del protagonista della pièce un convincente Carmine Recano, che conferisce vitalità ed esuberanza al personaggio di Masaniello, colpevole di aver assaporato l’inebriate gusto del potere troppo presto, per poi dimostrarsi incapace di mantenere il supporto del popolo napoletano che dopo appena qualche giorno lo definirà un folle, tradendolo e restituendo nelle mani del vicerè il governo di Napoli. Elevatezza artistica viene anche data al personaggio di Bernardina, coraggiosa moglie dell’audace Masaniello, che si dimostra capace di affrontare il protagonista con risolutezza e sangue freddo, nonostante gli amici del giovane pescatore d’Amalfi la vorrebbero relegare a donna di casa, e quindi di poco conto, nell’orchestrazione della rivolta. Lara Sansone restituisce a Bernardina la dignità morale di un personaggio che con razionalità e determinazione cercherà a ben vedere di impedire a Masaniello di farsi protagonista della rivoluzione, pur inserendo nello stesso personaggio quell’elemento di passione e di amore smisurata verso il suo uomo che si palesa in maniera evidente nello struggente monologo che chiude la rappresentazione.
Ma tutte le interpretazioni di questo lavoro regalano vigore e solidità artistica allo spettacolo, grazie al cast che, oltre Sansone, Mastelloni e Recano, vede in scena Corrado Ardone, Ciro Capano, Mario Aterrano, Mario Andrisani, Pietro Juliano, Pino Lamberti, Vincenzo De Lucia, Antonello Cossia, Rosario Giglio, Tina Scatola, Gino Curcione, Antonio Buonanno, Ingrid Sansone, Francesco Ruotolo, Franco Castiglia, Massimo Peluso, Christofer Vanorio, Claudia Liucci, Annamaria Colasanto, Greta Gallo e Gabriel Vanorio che animano il palcoscenico nelle vesti dei personaggi popolani o aristocratici, ad ogni modo protagonisti di quel pallido tentativo rivoluzionario napoletano.
Pallido tentativo perché, come le vicende di Masaniello fanno riflettere, esso rappresentò solo un rapido, inaspettato momento di slancio del popolo napoletano di ribellarsi all’imposizione di nuove gabelle; le quali però, appena rimosse dal vicerè di Napoli, videro lo slancio di rivoluzione popolare spegnersi rapidamente, lasciando Masaniello capo di un popolo che già era tornato sotto l’ala protettrice del reale di Spagna. Masaniello è una parabola della fragilità del potere, dell’illusorio tentativo di voler cambiare radicalmente la società per poi illudersi che l’appoggio popolare scompare più rapidamente di come si è costruito. Il gioco del potere di Masaniello è un gioco in cui il protagonista si trova improvvisamente solo, anzi osteggiato da quegli stessi napoletani che fino a qualche giorno prima gridavano il suo nome nei vicoli antistanti a Piazza Mercato e che qualche giorno dopo reclamano ansimanti la sua testa. Con il povero pescatore, divenuto per qualche giorno protagonista della città di Napoli, che trova ad essere premiato il suo coraggio con la sua testa tagliata proprio di fronte alla Madonna del Carmine, in quella Piazza Mercato in cui nel frattempo sfila il corteo reale con il popolo al suo seguito.
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