Putéca Celidònia propone un interessante studio dal nome Dall’altra parte/ 2+2? nell’ambito della residenza nella sezione Cantieri Sartoria del Teatro Sannazaro di Napoli diretta da Francesco Saponaro. Lo studio rappresenta la restituzione del progetto di residenza della compagnia, che nonostante sia stato presentato in data 25, 26 e 27 gennaio nella Sartoria del Teatro Sannazaro, vanta già nel suo palmares la partecipazione al Premio Scenario 2019, dove arriva in semifinale ed il Premio Giovani Realtà del Teatro 2019 di Udine.
Dall’altra parte/ 2+2? è un testo scritto e diretto da Emanuele D’Errico, che lo vede in scena insieme a Dario Rea e Francesco Roccasecca con la voce fuori campo di Clara Bocchino.
È uno studio senz’altro insolito, se si pensa che viene portato in scena il racconto di tre gemelli eterozigoti che si trovano legati tra loro nell’utero della madre, ben presto consapevoli di dover trascorrere nove mesi di convivenza forzata all’interno di quel caloroso quanto sorprendente organo del genitore e per questo portati a interagire, socializzare, scontrarsi e mettersi alla prova in vista di quello che poi andranno ad essere una volta nati. È quindi un testo che studia tutto ciò che è “in potenza” di divenire individuo, aristotelicamente parlando, nell’attesa che questa potenza possa poi concretizzarsi in “atto” al termine dei nove mesi di gestazione.
Da quella condizione di “potenza” in cui si trovano i tre gemelli – ironicamente autoappelatisi tri-zigoti – la drammaturgia del testo va a focalizzare la discussione dei tre protagonisti trattando di un assunto scientifico che viene portato all’attenzione dello spettatore: secondo uno studio dell’Università della California, infatti, circa il 50-75% dei neuroni viene perso durante lo sviluppo prenatale e si continuano a perdere neuroni lungo tutto l’arco della vita. A partire da questa consapevolezza, che i tri-zigoti posseggono nel loro vasto e smisurato database di informazioni a cui possono accedere, i gemelli decideranno di avviare un processo che tenti di rinnegare questo processo di regressione celebrale a cui sono destinati, scoprendosi nei primi mesi del loro sviluppo embrionale quali esseri incredibilmente intelligenti ed onniscienti, grazie al numero smisurato di neuroni in loro possesso.
Ma inevitabilmente la gestazione procede nei suoi numerosi stadi di sviluppo, e con essa l’ineluttabile perdita di neuroni che man mano conduce i protagonisti verso la regressione celebrale tanto temuta. Tutti tranne uno, proprio il protagonista, che inaspettatamente continua a scoprirsi mentalmente capace di svolgere operazioni o di comunicare attraverso termini che gli altri due non sono più in grado di utilizzare. In questo viaggio verso la vita, vi è quindi anche un viaggio verso la morte, inevitabile di uno dei tri-zigoti. Ma è proprio in questo viaggio verso la vita, in questo momento in cui si dividono le strade tra i gemelli che il confine tra la vita e la morte si fa sottile: i due, destinati al concepimento, sono condannati ad una regressione inesorabile che li porterà ad un’incapacità totale nella comunicazione e nel movimento. L’altro, destinato a rimanere “atto”, osserva lo sviluppo regressivo dei suoi fratelli pur essendo in grado di ragionare, di pensare e di muoversi a dispetto degli altri due.
Dov’è quindi la vita? In quell’atto di concepimento, che è destinato a non nascere ma preserva intatte le sue funzioni celebrali, o nei due fratelli che si apprestano ad essere partoriti, destinati però ad un lungo processo già avviato nell’embrione materno di regressione, di sconfitta di fronte alla sfida iniziale della preservazione celebrale? Chi vince la sfida contro la morte? La creatura che non è, e che quindi non è destinata al deterioramento? O i due che sono, ma per questo condannati a regredire?
Dall’altra parte/ 2+2? è un testo che tratta con ironia ed intelligenza temi del tutto nuovi e affronta terreni inesplorati del teatro. La capacità di questo testo di racchiudere l’elemento ironico, e quindi la sfida tra i fratelli nell’evitare il deterioramento dei loro neuroni, con la regressione celebrale, che si concretizza attraverso i corpi, i volti, le fisicità e gli sguardi dei personaggi sulla scena, rende questo lavoro unico nel suo genere. Lo fa attraverso tre distinte interpretazioni di Emanuele D’Errico, Dario Rea e Francesco Roccasecca, che, legati quasi per l’intero spettacolo ad una corda, vivono scenicamente in simbiosi nutrendosi l’uno dei movimenti dell’altro, in un continuum di vicende, di dialoghi e di narrazioni che fanno sorridere il pubblico. Finché poi la corda non si spezza. È da quel momento che comincia la vera battaglia verso la vita.
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