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La finzione artistica di “Amadeus”, ovvero di come Salieri uccise Mozart

“Mozart da quello che era cosa qualunque creava leggenda, io da quello che era leggenda creavo cose qualunque”.  L’amara riflessione dell’ormai vecchio e moribondo Antonio Salieri proietta il rapporto tra il compositore italiano e il talentuoso Mozart in una competizione spietata, in un odio che non conosce commiserazione, nel crudele sarcasmo del Salieri capace di tutto pur di evitare l’affermarsi di un genio come Mozart. L’atmosfera noir del testo di Shaffer racconta una rivalità tra i due compositori in realtà mai esistita, ma che nella drammaturgia trova terreno fecondo per allestire una piéce oscura, drammatica e tragica.

L’apertura e la chiusura di Amadues, in scena al Teatro Diana di Napoli dal 29 gennaio al 9 febbraio, vedono in scena il Salieri, interpretato da Geppy Gleijeses moribondo e invecchiato che confessa al pubblico le vicende passate: ma quel ricordo, quella emozione, si trasformano in un flashback nel quale l’attore rievoca in maniera del tutto reale gli eventi trascorsi. La forza dello spettacolo sta proprio nella sua imprevedibilità; nonostante la trama sia conosciuta da gran parte del pubblico, anche grazie alla fortunata versione cinematografica firmata da Milos Forman del 1984, si assiste ad una versione teatrale che sin dalla partitura di Peter Shaffer, per la traduzione italiana di Masolino D’Amico, intende costruire un impianto scenico intorno alla storia completamente diverso da quello cinematografico.

L’allestimento vede la firma di Andrei Konchalovsky, regista che nelle sue recenti mise en scene italiane si è sempre contraddistinto per una cifra stilistica dei suoi lavori contrassegnata da una regia che, nel suo minimalismo riesce sempre a mettere al centro la potenza espressiva del testo di cui va a curare la regia. Tuttavia, in questo caso il regista russo rende tale mise a tratti eccessivamente caricaturale, quasi artificiosa: le espressioni, i volti, le intenzioni delle battute troppo spesso tradiscono il reale senso di ciò che il protagonista dovrebbe comunicare allo spettatore. Si vanno inoltre a creare momenti di stasi tra le varie scene che si rendono ancora più palesi a causa dell’atto unico di due ore che il Konchalovsky vuole proporre al pubblico. I personaggi nella sua regia perdono di credibilità, con un Salieri a tratti patetico, quasi vittima del suo stesso destino ed un Mozart che si sarebbe potuto plasmare meglio sull’eclettismo artistico di Lorenzo Gleijeses. Le scene in cui Mozart dirige l’orchestra sono particolarmente fittizie, a tratti si fa quasi fatica a capire che in quel momento i gesti ed i movimenti dell’attore intendono richiamare alla direzione di un’orchestra, se non fosse per la musica di sottofondo e la bacchetta che Herr Mozart ha in mano. Apprezzate le intercambiabili scene di Roberto Crea ed i suggestivi tagli di luce che vengono creati nelle varie fasi dello spettacolo a cura di Luigi Ascione.

Amadeus è un testo che nelle sue innumerevoli rappresentazioni non smette di confondere lo spettatore, posto di fronte alla scelta della condanna del maestro Salieri o ad un atteggiamento di “compassionevole commiserazione” per un uomo che non accetta i canoni della mediocrità. Viene da chiedersi se sia quindi giusto condannare di colpevolezza Salieri, o se sia più opportuno compatirlo per la sua mancata accettazione della mediocrità, dato ormai intrinsecamente connaturato all’uomo moderno.

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