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Lavia in scena con la poesia universale di Prévert

Gabriele Lavia porta in scena un emozionante monologo dedicato alla vita e alle opere dell’artista francese Jacques Prévert con uno spettacolo scritto dallo stesso attore e regista intitolato I ragazzi che si amano. La pièce prende proprio il nome dal titolo di una celebre poesia di Prévert, probabilmente il suo manifesto artistico con il quale il poeta desiderava comunicare l’universalità del suo messaggio, cioè quello di un amore totalizzante che riesce a superare le incognite ed il pregiudizio dell’uomo moderno.

Lavia porta avanti un monologo nel quale riesce ad intersecare con saggezza diverse poesie di Prévert, evitando una sterile declamazione di tutte le sue opere, ma facendo riflettere il pubblico sul significato intrinseco e sulla ricchezza stilistica del lavoro prévertiano; sulla capacità del poeta di utilizzare termini semplici ma non per questo meno evocativi o emozionanti di una poesia ricca di orpelli stilistici. Prévert, con la sua poesia, riesce a parlare direttamente all’animo dell’individuo, attraverso un linguaggio quotidiano, a tratti estremamente basilare nella terminologia e nei vocaboli intenzionalmente utilizzati, ma estremamente evocativa. Ecco che allora quei ragazzi che si amano, che “si baciano alle porte della notte”, riescono letteralmente a fissare nel lettore, o in questo caso nel pubblico che ne ascolta le poesia, il concreto prefigurarsi di un amore libero, universale, giovanile e per questo motivo giustificatamente puro. Ed è proprio la purezza del linguaggio di Prévert l’elemento che nel tempo lo ha condannato ad una categorizzazione letteraria di nicchia, per la quale, come anche Lavia afferma, è stato considerato in modo assai superficiale un artista “da scatola di cioccolatini”, risultando la critica ed il pubblico a lungo incapaci di osservare il concetto connaturato alla semplicità del linguaggio che Prévert intende utilizzare.

A partire da questi presupposti, Lavia riesce a portare in scena uno spettacolo assai godibile e capace di stimolare una nuova prospettiva critica su Prévert, grazie ad un flusso nel quale l’attore in scena, trovandosi anche spesso a dialogare, persino riflettere con il pubblico in sala, riesce, esattamente attraverso quel dialogo maieutico tra interprete e pubblico, a far emergere una riflessione critica, persino filosofica, sulla letteratura prévertiana.

I ragazzi che si amano è un monologo ben costruito, che parte da una struttura prefissata (la declamazione di alcune delle più belle poesie di Prévert) ma che non rinuncia poi a talune divagazioni letterarie su temi affini, come ad esempio il collegamento tra il concetto di amore universale con l’esistenzialismo di natura Sartriana. Se infatti per Prévert la persona amata è tale in quanto oggetto dell’amore davanti agli occhi dell’altra persona, con cui condivide il sentimento amoroso, è inevitabile che quella persona viene amata in quanto “esistente” (dal latino exsisto, ossia portare fuori dal buio – e qui anche il rimando di Lavia al mito della caverna di Platone), per tale motivo inequivocabilmente riconducibile al coetaneo Sartre ed alla sua teoria esistenzialista. L’empatia che Lavia stabilisce con il pubblico è immediata, per questo motivo l’attore e regista dello spettacolo riesce a comunicare con estrema semplicità, talvolta rimandando anche ad esempi concreti, presi addirittura dalle vite private del pubblico in sala, spiegando la purezza e la complessità che si cela tra i versi di Prévert.

Lo spettacolo, nonostante fosse previsto in tournée al Teatro Nuovo di Napoli fino a domenica 8 marzo, è stato sfortunatamente annullato a causa del recente Decreto legato alle complicate questioni sanitarie in atto nel nostro paese, avendo avuto modo di debuttare solo in data 4 marzo per la sua unica (ad ora) replica napoletana. Come già comunicato dalla Direzione del Teatro Pubblico Campano, lo spettacolo terminerà la sua tournée non appena sarà concluso questo complicato momento, che ex multis rischia di danneggiare seriamente il sistema teatrale in tutti i suoi ordini. Non resta quindi che suggerire di assistere a questo spettacolo quando avrà modo di tornare al Teatro Nuovo: un lavoro attoriale assai raffinato nei suoi intenti, evidentemente elegante e filosoficamente arricchente.

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