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La Chunga, ecco i segreti nel porto di Napoli

Il Teatro Stabile di Napoli riapre il sipario dopo quasi tre mesi di inattività con la rassegna estiva Scena Aperta, di cui già si è parlato nelle scorse settimane, con un cartellone di 5 spettacoli che si svilupperà durante tutto il mese di luglio nella suggestiva cornice del Maschio Angioino di Napoli. Al debutto dal 3 al 5 luglio il nuovo allestimento di Pappi Corsicato del fortunato testo di Mario Vargal Llosa de La Chunga, con in scena Cristina Donadio, Francesco Di Leva, Irene Petris, Simone Borrelli, Antonio Gargiulo e Daniele Orlando.

Ciò che viene portato sul palcoscenico è un particolare allestimento del testo dell’autore peruviano, tradotto da Ernesto Franco per questo allestimento, nel quale si raccontano le vicende accadute (o anche soltanto immaginate) durante una notte in un bar antistante al porto in cui uno dei quattro marinai di passaggio a Napoli, Josefino, preso dall’ossessione del gioco, chiede alla proprietaria del locale, Chunga, di fargli credito per continuare a giocare a dadi nel locale. Chunga accetta, chiedendo in cambio la ragazza di Josefino, Mèche, per tutta la notte in una stanza del bar. Quella notta Mèche sparisce, senza un apparente motivo: nessuno sa se è scappata e per quale ragione, se è morta e dove sia finita. Se fin qui la partitura drammaturgica segue un filone narrativo ben preciso, è proprio a partire da questo momento che la coralità di personaggi si avvia a dipanare un racconto spesso sfumando la realtà di ciò che avvenne quella sera all’immaginario dei singoli marinai che racconterà la propria versione dei fatti.

Il presente si fonde quindi con il passato, l’incontro dei singoli marinai con Mèche e Chunga si fonde in una summa egoica che mina l’attendibilità del racconto fornito dai marinai, ognuno appigliato a una certezza, a un desiderio pulsante che rivive nel presente del racconto ma che con buone probabilità potrebbe non essere accaduto nel loro reale incontro con l’avvenente ragazza di Josefino. Quest’ultimo anche mescola alla reale declamazione dei fatti un racconto fatto di pulsioni e desideri sessuali malcelati nei confronti della spinosa Chunga, donna misteriosa e taciturna che tesse l’oscura trama di un racconto destinato a non trovare una risposta.

Gli interpreti si muovono sulla scena in modo armonico, conferendo all’allestimento una dignità artistica che rende credibile, o per lo meno plausibile, la complessità di eventi e di pensieri che domina la scena. L’elemento di criticità interpretativa del testo, è infatti dato dalla difficoltà dell’interprete a raccontare quanto successo quella notte miscelando la verità dell’incontro con Mèche con le reminiscenze della realtà; dovendo risultare credibili e coerenti nella loro versione dei fatti, ben celando l’aspetto dell’immaginazione collettiva, della pulsazione sessuale che Mèche ispira ai marinai, con la realtà di una sparizione senza un’apparente motivazione. E sul testo verte poi quella figura così enigmatica di Chunga, una proprietaria del bar del porto apparentemente consapevole della realtà dei fatti eppure taciturna e restia ad avere un rapporto di confidenza con figure così subdole e maschiliste come quelle dei marinai che animano il suo locale. Cristina Donadio conferisce a tal proposito dignità e mistero a questo personaggio, riuscendo a non svelarsi mai veramente né ai frequentatori del locale né tanto meno allo spettatore, così curioso di capire se alla fine Chunga ricomporrà i tasselli narrativi alla ricerca di una verità ancora da trovare.

Il gruppo dei marinai si muove con una buona coralità scenica, capitanato da Di Leva che caratterizza il suo Josefino come un cinico marinaio sempre alla ricerca del piacere e del riconoscimento del proprio fascino (che inutilmente cerca di esercitare anche nei confronti di Chunga) da parte dei suoi compagni di viaggio, rispettivamente interpretati da Simone Borrelli, Antonio Gargiulo e Daniele Orlando. Irene Petris è forse l’interprete che, già in questi primi allestimenti proposti, meglio inquadra il suo personaggio conferendo a Mèche quello charme, quel fascino, talvolta anche quella incapacità di Mèche di comprendere il vero pericolo in vista di un fugace piacere da consumare con i marinai nella stanza fornita da Chunga. Ma la complessità del suo personaggio non si esaurisce affatto nella creazione di una figura succube del racconto, giacche Mèche, in una altrettanto probabile interpretazione dei fatti, potrebbe aver colto l’occasione di separarsi per una sera dal severo sguardo del suo compagno Josefino per ordire con Chunga un coraggioso piano di fuga.

Le verità sono molteplici in questo testo, ed altrettanto le menzogne che si consumano in un tiro di dadi. I marinai si divertono e consumano le loro esistenze in una scena grigia, minimalista, dominata da grandi corde navali su cui questi ultimi si appendono per trovare riposo. Anche in questo caso la suggestione di Corsicato di calare dal soffitto queste grandi corde, attraverso cui si muovono e si dondolano sul palcoscenico i quattro interpreti, pare un’intuizione scenica creativa e assai verosimile alla realtà del mondo portuale. Non da ultimo, la scelta delle musiche, tutte prevalentemente contemporanee e legate al repertorio artistico dell’artista americana Lana del Rey, suggerisce l’interpretazione di un allestimento con una chiara aderenza ai nostri giorni, fortemente evocativa ed artisticamente coerente con il percorso registico proposto al pubblico per questo allestimento.

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