L’attesa. La paziente e travagliata giornata a cui le mogli di alcuni detenuti sono condannate è proprio lo stazionamento sotto ad un penitenziario nell’attesa del loro consueto colloquio di un’ora con il loro coniuge. Queste donne, del tutto simili a vedove che trascorrono la propria relazione coniugale in una dimensione transitoria, che si nutre di vita immaginata piuttosto che di vita vissuta, in realtà conducono la loro esperienza umana su scomode sedie di plastica e con borsoni a tracolla, impazienti del colloquio con il loro marito, il più delle volte da loro stesse redento come “ingiustamente detenuto”. Ma è proprio in queste circostanze, in questa carovana di donne che stazionano nei pressi del penitenziario, che si vanno intessendo nuove relazioni, nuove storie da raccontare.
Il colloquio, spettacolo a cura di Eduardo Di Pietro, che firma anche la regia, vede sul palco tre donne, o meglio tre attori nel ruolo delle protagoniste, vale a dire Renato Bisogni, Alessandro Errico e Marco Montecatino. Queste tre “anime”, condannate all’attesa, vedono nella sovrapposizione tra ruolo e interprete un interessante connubio, giacché il detenuto si fonde con la sua amata, la rudezza del condannato si unisce all’amara scorza di vissuto quotidiano che si è andata formando su queste donne; i movimenti, i gesti, la stessa logica di sopravvivenza persino, arrivano a convergere in un solo complesso quanto indecifrabile corpo umano.
Tra di loro, una è incinta: il colloquio a cui la donna si appresta a partecipare rappresenta proprio il momento in cui il detenuto apprenderà per la prima volta la notizia. Ecco che qui, però, l’intelligenza emotiva femminile prevale: quale speranza possono avere questi bambini, destinati a nascere senza un padre e costretti a una dimensione economica e sociale che molto probabilmente rischia di inserire questi giovani ragazzi a ripetere gli stessi errori commessi dai loro padri? Forse anche per questi bambini, pur se ancora embrioni e custoditi dal grembo materno, sembra attendere una inevitabile quanto ingiusta condanna che si abbatterà sulle loro teste senza alcuna motivazione? Il colloquio a cui lo spettatore assiste è qui un “colloquio extra moenia“, che precede quello principale, tra la moglie e il detenuto. È un viaggio nell’abisso in continuo (dis)equilibrio tra la vita reale, cruda e spietata, e la vita sognata, lontana e irrealizzabile.
Il ritmo narrativo regala allo spettatore un’ora di rappresentazione che lo trascina in questa bolgia così turbolenta al punto da diventare comica, come nel caso della coniuge che vende di contrabbando qualsiasi oggetto possa essere utile per ingannare l’attesa delle altre, sfortunate, signore. Il colloquio è uno spettacolo prodotto dal Collettivo Lunazione e vincitore del Premio Scenario Periferie 2019.
Lo spettacolo è stato visto il 2 giugno alla Basilica di San Gennaro presso le Catacombe di Napoli, in occasione della ripresa delle attività del Nuovo Teatro Sanità, grazie alla rassegna Live – Il teatro è dal vivo, iniziativa sostenuta dal Teatro Pubblico Campano, nell’ambito della programmazione de La Campania è Teatro, Danza e Musica, progetto promosso da ARTEC/ Sistema MED in collaborazione con SCABEC – Società Campana Beni Culturali e Fondazione Campania dei Festival. Il progetto vedrà in scena, dal 28 maggio al 13 giugno quindici realtà tra teatri e compagnie indipendenti tra cui Nuovo Teatro Sanità e NEST di Napoli, Teatro Civico 14, Mansarda Teatro dell’Orco di Caserta, e Compagnia Solot di Benevento, che popoleranno (finalmente) di pubblico le location del Museo Ferroviario di Pietrarsa, le Catacombe di Napoli, il Mulino Pacifico di Benevento e Caserta Vecchia.
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