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“Amen” di Massimo Recalcati al ctf

Amen è anzitutto una benedizione. Una parola antichissima, che racchiude nella sua brevità etimologica un’interpretazione binaria. Da un lato, amen è apertura, è benedizione e quindi nascita, è benvenuto al nuovo che arriva. Dall’altro, amen è chiusura, termine della preghiera, accettazione e riconoscimento della conclusione di ciò che è stato. Amen è quindi vita e morte allo stesso tempo.

Da questa premessa fondamentale nasce l’allestimento “Amen”, prima partitura teatrale dello psicanalista Massimo Recalcati che ha presentato il suo lavoro al Campania Teatro Festival il 10 e 11 luglio nel Bosco di Capodimonte a Napoli. Come afferma l’autore a inizio spettacolo, l’intenzione è quella di raccontare un ricordo della propria vita, una “traccia” in senso freudiano. Una sedimentazione di vissuto che, seppur dimenticato, resta presente nelle nostre esistenze, ci accompagna per tutta la vita e diventa indissolubilmente parte integrante del nostro modo di concepire il mondo, i pensieri e le relazioni umane. Latraccia qui raccontata è molto antica nellasua memoria: egli prova a ricordare – o, per meglio dire, immaginare – il racconto dei primi mesi della sua vita. Nato prematuro, uscito dal ventre materno senzaneanche sei mesi di vita, il bambino nascein un periodo storico in cui questo avvenimento poteva significare una cosa sola: il rischio, assai probabile, di sopravvivere soltanto per alcuni giorni, semmai mesi, della sua breve esistenza. Quel “mucchietto di ossa”, come racconta,è una creatura non ancora nata del tutto, è una esistenza che non è. Ma nel suo essere così fragile, nel suo sottilissimo filo che la lega alla vita, questa creatura è piùche mai vicina alla morte. Ecco che quindisembra crearsi una giustapposizione quasisimbiotica tra la vita e la morte, tra l’esistenza e la cessazione dell’essere.

Recensione completa al sito di Proscenioweb.

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