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Il Teatro Diana riapre le sue porte con Mettici la mano, un testo di Maurizio De Giovanni con in scena il Brigadiere Maione e Bambinella

Il Teatro Diana di Napoli riparte con la sua programmazione, e lo fa in grande stile: sarà in scena fino al 21 novembre il nuovo spettacolo scritto da Maurizio de Giovanni e diretto da Alessandro D’Alatri Mettici la mano, nato sulla scia della fortunata serie, prima narrativa e poi televisiva, del Commissario Ricciardi che ha riscosso molto successo nei lettori dei romanzi e negli spettatori del piccolo schermo. In questo testo, protagonisti dell’atto unico sono Antonio Milo, Adriano Falivene ed Elisabetta Mirra. I primi due, già conosciuti nella serie tv, nei panni rispettivamente del Brigadiere Raffaele Maione della Regia Questura di Napoli e del femminiello napoletano che tutto sa delle storie e delle disgrazie delle persone che popolano questa città.

Nello spettacolo troviamo quindi in scena due dei protagonisti del testo di De Giovanni, con il Brigadiere Maione, che nei romanzi dell’autore affianca il Commissario Ricciardi nelle sue indagini e Bambinella, travestito e prostituto napoletano a cui lo stesso Brigadiere accorre per chiarire talvolta alcune complicate vicende connesse agli omicidi a cui la Regia Questura sta lavorando. Tra i due protagonisti, come è già evidente nel corso dei romanzi, si instaura un rapporto di fiducia e di affetto reciproco che, seppur poco dimostrato dalla robustezza e dall’integrità morale di Maione, è fatto di confidenze, battute, risate e drammi che riguardano in primis le vicende oggetto delle indagini, ma che via via cominceranno a interessare proprio le vicende personali dei due protagonisti, trovando nell’altro un elemento di conforto e un’opportunità di confronto per trovare riparo dalle difficoltà del quotidiano. In Mettici la mano siamo in una Napoli del 1943 devastata dai bombardamenti degli alleati in cielo e rasa al suolo dalle mitragliatrici degli irascibili soldati tedeschi in terra, una Napoli fatta di macerie e di morte, di povertà e di disgrazie. Maione e Bambinella si incontrano in uno scantinato dopo aver sentito le sirene dei bombardamenti ma il Brigadiere non è solo: con lui porta Melina, una ragazza ventenne che ha sgozzato nel sonno il marchese di Roccafusca, un ricco nobile il cui palazzo si trova a poca distanza e nel quale la ragazza faceva la cameriera. Nello scantinato impolverato, in attesa che i bombardamenti si concludano, si consuma un processo alla ragazza del tutto estraneo alla giustizia ufficiale, fatto quest’ultimo di leggi e regole che spesso poco conoscono delle sofferenze umane e delle tragiche storie che accompagnano i poveri condannati nelle carceri per consumare il resto delle loro vite. La legge che Bambinella, figura tanto irriverente quanto incredibilmente sensibile, cerca di applicare è una legge non scritta, fatta di comprensione, lacrime e storie che spesso vedono nella prevaricazione del potente sul disgraziato l’unico, doloroso modo di accettare una realtà così straziante da non riuscire nemmeno ad avere le forze per combatterla.

Antonio Milo, Adriano Falivene ed Elisabetta Mirra conducono lo spettatore in un improvviso teatrale che vede in quell’incontro fugace lo spazio di confronto sui temi della legge e della giustizia umana, ma anche della giustizia divina, con una statua della Madonna nel rifugio che li osserva e che diventa giudice silente della tragica storia che ha costretto la ragazza a quell’efferato omicidio. Ai due già apprezzati interpreti Milo e Falivene, che ben costruiscono il binomio di odio e amore tra il Brigadiere e il femminiello, con un ritmo interpretativo serratissimo, si aggiunge la convincente interpretazione di Mirra, che costruisce il personaggio di una giovane omicida assai complesso psicologicamente, tormentata dall’odio che questa prova nei confronti dell’immorale e viscido Marchese che è costretta a servire. Il tema della maternità, così segretamente celato nella giovane ragazza, ma palese alla sensibilità femminile di Bambinella, dirompe nel silenzio del rifugio in cui si trovano i tre protagonisti, davanti allo sguardo della Madonna, anch’essa madre sofferente che guarda con commiserazione alle disgrazie del popolo napoletano.

Mettici la mano è uno spettacolo che convince per l’eccellente prova scenica dei suoi interpreti, accompagnato da una regia che riesce a dirigere con un apprezzato ritmo narrativo la vicenda che viene portata in scena. Lo spettacolo, inoltre, si avvale delle maestranze artistiche che, oltre alla nota regia televisiva di D’Alatri, già avevano accompagnato i testi di de Giovanni nella fiction televisiva. Sono quindi le suggestive scene di Toni di Pace, armonizzate coi riusciti tagli di luce a cura di Davide Sondelli, le musiche di Marco Zurzolo e i costumi di Alessandra Torella a completare la pregevolezza artistica di questo lavoro teatrale, che però non vede nella mera emulazione del prodotto televisivo il suo motivo di successo, anzi: è proprio nel suo adattamento scenico che si palesa l’attenzione di tutto il cast nel proporre un allestimento che prende le distanze da quanto il pubblico avrebbe potuto aspettarsi di vedere; è nello studio dei personaggi, che nella trasposizione teatrale richiede una ricerca dei movimenti, dei respiri, della stessa presenza scenica di questi ultimi, che si evince uno sforzo che va riconosciuto a questo cast di attori e artisti che hanno contribuito al successo dell’applauditissimo spettacolo Mettici la mano.

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