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Le cinque rose di Jennifer, al Teatro Bellini di Napoli fino al 9 gennaio

“Se perdo te cosa farò, io non so più restare sola”, canta alla radio Patty Pravo nella canzone dall’omonimo titolo. Come d’abitudine, ogni giorno Jennifer, un travestito napoletano, decide di dedicarla attraverso Radio Cuore Libero all’amore della sua vita, Franco, incontrato tre mesi e mezzo prima a Napoli e poi mai più rivisto. Franco è partito per Milano (o almeno lui così dice), con la promessa di farsi risentire presto, di chiamarla appena avrebbe fatto ritorno a Napoli, ma ha disatteso le promesse. Ecco che quindi Jennifer, come una Madama Butterfly in chiave partenopea, attende con amore sincero il ritorno in patria di quella che riteneva l’unica persona giusta con cui costruire un futuro felice. Nella dedica che Jennifer fa a Franco attraverso l’emittente radiofonica, il travestito sottolinea la sua attesa “fidente”, termine fin troppo aulico che viene puntualmente storpiato dalla conduttrice con “fetente”, rovinando il contenuto amoroso del suo messaggio.

Gabriele Russo porta in scena un capolavoro del teatro napoletano, Le cinque rose di Jennifer di Annibale Ruccello, con in scena Daniele Russo e Sergio Del Prete. Non è un vero debutto per questo spettacolo, prodotto dal Teatro Bellini di Napoli e in scena nello stesso Teatro dal 26 dicembre al 9 gennaio, quanto piuttosto un ritorno trionfale, emblematico di una tournée ormai lunghissima e di un apprezzamento generale che sin dalle prime rappresentazioni di un anno e mezzo fa ha contraddistinto questo allestimento. Le cinque rose di Jennifer rappresenta una partitura teatrale dirompente attraverso la quale Ruccello si è affermato sul panorama teatrale prima napoletano e poi italiano, soffermandosi, come poi successivamente accaduto in numerose altre drammaturgie che portano la sua firma, sull’evocativa figura del travestito napoletano. Il garbo drammaturgico con cui Ruccello è riuscito a elaborare questa operazione scenica è rappresentato non tanto dalla complessità psicologica che, nel caso di questo testo, va a connotare il personaggio di Jennifer, quanto piuttosto da una trama che si sviluppa intorno  a una narrazione particolareggiata che fa da sfondo alla vita di questo personaggio, con la radio che non smette di raccontare il sempre più elevato numero di omicidi legati alla presenza di un killer che si aggira nel quartiere dei travestiti con l’intento deliberato di ucciderne sempre di più.

Ecco che quindi alle pene di amore di Jennifer si sommano le angosce legate alla presenza del killer nel quartiere. La vita di Jennifer sembra destinata a una condanna senza processo, a una sofferenza che vede la protagonista nell’incessante bisogno di amore, di felicità, di un colore sgargiante che possa rappresentare la sua personalità esuberante purtuttavia strozzata proprio da quell’insopprimibile senso di vuoto, di solitudine o di inadeguatezza nella persona che si sente di essere. Daniele Russo, già premiato nel corso dell’ultima edizione del Premio Le Maschere del Teatro Italiano per la sua interpretazione come Miglior attore protagonista nei panni di Jennifer, prova ancora una volta la sua pregevolezza interpretativa nei panni di un personaggio a cui quest’ultimo riesce a dare non solo una fisicità calzante, attraverso un tono muscolare evidentemente eccessivo rispetto alla grazia di un corpo femminile, quanto una contestualizzazione psicologica assolutamente coerente con il personaggio di Jennifer. Russo è una Jennifer perennemente in bilico tra l’ironia e la sofferenza, tra la verve umoristica e l’arrendevolezza malinconica che connota questo delicatissimo personaggio di Ruccello.

Al suo fianco, un Sergio Del Prete nei panni di un altro travestito, Anna, gli fa da spalla in una dimensione scenica che vede nella costante presenza dei due interpreti un continuo gioco di luci e di ombre, con un ritmo serrato nei dialoghi che spaziano da una divertentissima gara di femminilità, in cui Jennifer sovrasta la travestita sempliciotta e sgraziata che vive nell’isolato affianco, a un dialogo finale che è apoteosi della sofferenza collettiva di questa categoria, prova inoppugnabile del senso di paura che ormai riempie le loro vite. Gabriele Russo firma una regia per questo spettacolo apprezzata e funzionale alla caratterizzazione dei due interpreti che porta in palcoscenico, attraverso un meticoloso studio del testo di Ruccello e arricchendosi altresì delle scene di Lucia Imperato, dei costumi di Chiara Aversano, del disegno luci di Salvatore Palladino e del progetto sonoro curato da Alessio Foglia.

Per chi non l’avesse ancora fatto, questo allestimento de Le cinque rose di Jennifer rappresenta una tappa forzata per chiunque voglia farsi affascinare, sedurre e commuoversi insieme a una protagonista che, inevitabilmente, resterà sempre nel cuore dei suoi spettatori.

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