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Le “Mine vaganti” di Ozpetek arrivano a teatro

Un film cult del cinema italiano arriva a teatro: si tratta di Mine vaganti di Ferzan Ozpetek, che il regista turco-italiano adatta e dirige nella sua nuova cornice drammaturgica. Un adattamento coraggioso, anche e soprattutto alla luce dell’acclarato successo cinematografico che aveva consacrato l’unicità e la ricercatezza di Ozpetek sul panorama cinematografico italiano.

Mine vangati è ormai in tournée da diversi mesi e questa volta è il turno di Napoli, più precisamente del Teatro Diana, in cui questo spettacolo sarà in scena fino al 24 aprile. Unitamente alla regia di Ozpetek, lo spettacolo vede in scena attori ben noti del panorama teatrale e cinematrografico italiano: Francesco Pannofino, Iaia Forte, Erasmo Genzini, Carmine Recano e Simona Marchini sono il motore trainante dello spettacolo, ma un plauso va anche a Roberta Astuti, Sarah Falanga, Mimma Lovoi, Francesco Maggi, Luca Pantini ed Eduardo Purgatori, che completano il nutrito cast di questa rappresentazione. Il risultato è un’evidente qualità interpretativa che permette allo spettatore di assistere a una storia ben nota, pur declinata attraverso una visione registica, ed una conseguente interpretazione da parte dei singoli attori, che conferisce unicità e validità artistica allo spettacolo Mine vaganti.

Il testo è ben noto: storia del provincialismo in cui il vento di libertà aleggia come uno spirito persecutore piuttosto che come slancio alla modernità, racconto tragicomico sull’omosessualità che massacra il pregiudizio ignorante e retrogrado del bigottismo di paese (e magari fosse solo in paese!). Nel suo allestimento per il palcoscenico, Ozpetek costruisce una regia in cui gli attori dialogano con il pubblico e la sala diventa la piazza, giudicante e meschina, del paese in cui si consumano le vicende della famiglia Cantone. Un’ambientazione non più salentina, dunque, come nel film, ma ambientata in una piccola cittadina dell’hinterland napoletano, in cui i Cantone hanno il pastificio di famiglia. La trama procede scorrevole per l’intera durata dello spettacolo, grazie alle scene di Luigi Ferrigno e alle luci di Pasquale Mari che permettono cambi scena immediati, avvalendosi di un drappeggio di tende che creano diversi livelli di profondità e di spaziatura scenica in cui ambientare le diverse vicende. A ciò si aggiungono i costumi di Alessandro Lai, coerenti con l’allestimento proposto da Ozpetek.

Mine vaganti è in definitiva uno spettacolo che suscita l’interesse – e l’apprezzamento – dello spettatore per due ragioni principali: in primis, per il piacere di assistere a una storia ancora in grado di far riflettere su questioni sociali tuttora rese complesse dall’ipocrisia della società italiana, nonostante il film risalga a ormai 12 anni fa. In secondo luogo, per il puro piacere nel vedere in scena così tanti attori, più o meno celebri ma rigorosamente tutti convincenti e professionali, che mostrano la loro passione interpretativa e il gioco attoriale divertito e riflessivo portando in scena Mine vaganti.

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