Tra i massimi successi del drammaturgo, regista e sceneggiatore italiano Edoardo Erba vi è un testo che ha colto nel segno lo stato della cultura(e in particolar modo del teatro) degli ultimi vent’anni. Si tratta di“Muratori”, testo scritto nel 2002 che ha assistito a numerosi allestimenti teatrali nel corso degli anni, con altrettante traduzioni dall’italiano al dialettale, in particolareil romanesco, il friulano per poi arrivare al napoletano. Ed è proprio con la regia di Peppe Miale che va in scena al Piccolo Bellini di Napoli – fino all’11 dicembre – l’allestimento partenopeo di questo spettacolo, con in scena Massimo De Matteo, Francesco Procopio e Angela De Matteo, per una produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro.
Due muratori, intenzionati ad avviare un’impresa edile autonoma per soddisfareil loro desiderio di benessere finanziario, accettanodi costruire un muro sul palcoscenico di un teatro ormai abbandonato. Il lavoroè un chiaro abuso edilizio, per rispondere alle esigenze del proprietario di un supermercato adiacente che necessita di maggiore spazio come deposito per la sua attività commerciale. Poco importa la storia di quelle assi di palcoscenico, di quelle tende di velluto blulogore segno di un fasto ormai passato, delle locandine di spettacoli andati in scena e ormai derisi dall’ingenua ignoranza dei due operai che allestisconoil cantiere per innalzare il muro nel giro di una notte. Un lavoro facile, apparentemente banale, in cui fa breccia però un terzo personaggio, il fantasma di una donna che apre le coscienze dei due uomini e mostra una verità (o forse una finzione) teatrale del tutto ignota ai due operai ormai prossimi alla conclusione delmuro. Il muro divide, separa, crea uno spazio di incomunicabilità tra quello che era un vecchio palcoscenico e una platea buia.Il muro segna anche la fine della cultura, della magia teatrale che scandiva il battito di un’emozione, l’elogio della parola, il valore di una storia.
