Vuccirìa Teatro rappresenta ormai una delle compagnie emergenti più interessanti a livello nazionale. Gli spettacoli che propone non sono semplici rappresentazioni sceniche, ma figurazioni meta-teatrali fatte di immagini, suoni, visioni che si soffermano su figure secondarie, apparentemente senza una storia. Ed è proprio dalla (solo apparente) assenza di una storia che ne viene fuori un racconto che ogni volta sviscera una realtà cruda, talvolta violenta, ma inevitabilmente reale.
Brigata Miracoli è il più recente lavoro della compagnia e debutta in prima nazionale al Teatro Bellini (che è anche produttore dello spettacolo) dal 26 gennaio al 5 febbraio 2023. La drammaturgia e la regia sono di Joele Anastasi, mentre in scena troviamo lo stesso Anastasi insieme a Federica Carruba Toscano, Adelaide Di Bitonto, Enrico Sortino e Beatrice Vento.

In scena, cinque personaggi dei nostri giorni. Vivono in un quartiere popolare, non propriamente specificato, in una “brigata” fatta di gioco, competizione, ossessione per la bellezza, fumo e divertimento. Questi personaggi, però, non sono figure comuni: sono infatti i parenti di Afrodite, dea della bellezza e dell’amore. Afrodite, figura nascosta e mai presente in scena, è figurata attraverso la Luna, canale televisivo a lei legato. La Luna regola il ritmo di vita della brigata, lo scandire del tempo e le relazioni tra i membri della sua famiglia. Ad un tratto, Afrodite sparisce, comparendo poco dopo in precarie condizioni di salute.
Quando il canale si spegne, l’intera comunità fatica a sopravvivere. La Luna, che prima regolava i cicli biologici di ciascun personaggio, non c’è più. I parenti di Afrodite, nel mito classico figure divine che modificano il fluire degli eventi, nella “Brigata Miracoli” sono personaggi privi di una direzione, in balia di una società corrosa e umanizzata. La loro vita si trascina quindi in una rassegnazione dettata dall’assenza di Afrodite. La sua mancanza scardina gli equilibri precostituiti della brigata trascinandola in una quotidianità vuota, che vede nella ripetizione pedissequa delle azioni e delle parole l’illusoria speranza che avvenga un miracolo e che torni finalmente la luna.
La pervasività del digitale è sintomo della sudditanza delle stesse figure divine allo strumento digitale, alla divinizzazione delle apparecchiature elettroniche e dei nuovi mezzi di comunicazione che rappresentano l’ancora di salvezza in una società alla perenne ricerca di una felicità tanto illusoria quanto lontana.
I miracoli avvengono con la speranza, la preghiera e la fede. Questa brigata smarrisce qualsiasi riferimento, nella ricerca isterica di una soluzione che possa nuovamente portare stabilità nel gruppo delle misere figure divine ormai umanizzate. La “Brigata Miracoli” aspetta la Nuova Luna, e per questo motivo designa Enea (nello spettacolo proposto nelle vesti femminili) quale figura in grado di trascinare nuovamente le vite di una tribù rassegnata alla mediocrità di un’esistenza fatta di incertezze assolute.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
