Recensioni

Amleto, drammaturgia e regia di Laura Angiulli – Galleria Toledo di Napoli

Le repliche del fine settimana tra il 24 e il 26 marzo 2023 di Galleria Toledo chiudono le date napoletane della nuova rappresentazione teatrale di Laura Angiulli, questa volta di fronte a una tra le più complesse opere shakespeariane: Amleto. La regista prosegue il suo percorso di approfondimento dei testi di William Shakespeare proponendo un allestimento dell’Amleto che risulta tanto fedele quanto innovativo rispetto al testo originale.

In quello che potrebbe essere definito un “compendio amletico”, la Angiulli riesce a condensare la narrazione di un testo fondamentale della storia del teatro, attraverso una rappresentazione di 75 minuti nella quale si manifestano i temi tipici dell’Amleto, pur riuscendo a focalizzare l’attenzione dello spettatore su alcuni elementi caratterizzanti del capolavoro shakespeariano.

Si pensi al complicato tema del rapporto con le figure genitoriali di Amleto, al suo disprezzo verso la madre, sposa del fratello del defunto padre e nuovo re di Danimarca, verso lo stesso zio, che uccide deliberatamente il fratello avvelenandolo, privandolo così del trono e della consorte, ma anche del rigetto delle convenzioni sociali di Amleto, nonché del proposito di vendetta a cui lo persuade il fantasma del padre. Amleto è però emblema dei nostri giorni, nel perenne dubbio tra lo slancio di un’azione sovversiva e il pensiero di una realtà che non tornerà più. Come scrive Italo Calvino «Nascosto tra le tombe del cimitero, Amleto pensa alla Morte sollevando il teschio smascellato di Yorick il buffone. Dove Il Matto di professione è morto, la follia di distruzione che trovava in lui sfogo e specchio secondo codici rituali, si mescola al linguaggio e agli atti dei prìncipi e dei sudditi, indifesi anche verso se stessi. Amleto già sa che per tutto dove mette mano accumula malestri: credono che lui non sia capace d’uccidere? Ma se è la sola cosa che gli riesce! Il guaio è che colpisce sempre bersagli spagliati: quando si ammazza, si ammazza sempre qualcun altro». Il rapporto tra Amleto e la propria famiglia, nel testo di Angiulli, viene altresì analizzato nella prospettiva contraria: vale a dire attraverso uno studio del rapporto col figlio, ormai prossimo alla follia, della madre calcolatrice e dello zio assassino, nella sopraffazione psicologica e fisica dei reggenti al trono che perpetuano su Amleto il proprio intento di potere, relegando il principe danese alla figura di un povero pazzo da esiliare nella lontana Inghilterra.

Nell’Amleto di Angiulli, emerge poi un contesto politico e sociale losco, parossistico e imperscrutabile. Ad avvolgere la scena, curata da Rosario Squillace, vi è una luce di penombra che sembra rischiarare appena i volti dei personaggi, avvolti da una foschia che intende rappresentare il disegno di morte che pervade il testo dalle origini fino all’epilogo. La composizione registica e scenica trova dunque un’efficace valorizzazione del recitato anche grazie alle luci di Lucio Sabatino.

Quanto all’elemento attoriale, in scena vi sono interpreti che con convinzione riescono a trascinare lo spettatore nella follia di Amleto e nella sanguinosa spirale di morte che connota il testo shakespeariano. Paolo Aguzzi è un valido protagonista, in grado di imprimere al principe di Danimarca la figura di un uomo sempre in bilico tra la follia e la visione cinica di una realtà senza soluzioni, tra il proposito di vendetta e il tentativo di reprimere la facoltà di pensiero del giovane principe. In scena con lui, troviamo anche Giovanni Battaglia, Alessandra D’Elia, Enrico Disegni, Stefano Jotti, Valentina Martiniello, Andrea Palladino e Antonio Speranza, tutti applauditi dal pubblico di Galleria Toledo che a fine spettacolo mostra approvazione per l’allestimento di Angiulli portato in scena nella sala napoletana.

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