Recensioni

Gemito, l’arte d’’o pazzo – testo e regia Antimo Casertano

Al Piccolo Bellini dall’11 al 16 aprile

Ritorna al Piccolo Bellini uno spettacolo già molto apprezzato da critica e pubblico nella scorsa stagione teatrale della sala di Conte di Ruvo, che tra l’altro ha visto il suo debutto per il Campania Teatro Festival nell’edizione del 2021, Gemito, l’arte d’’o pazzo, con testo e regia Antimo Casertano. Se questo spettacolo continua a girare nei teatri italiani è segno di un risultato artistico sopraffino e ricercato, che suscita curiosità nello spettatore che si appresta a guardare l’interessante spaccato di vita su Vincenzo Gemito, uno dei più controversi scultori napoletani di metà Ottocento.

Cresciuto da genitori adottivi, frequenta la bottega di Emanuele Caggiano a partire dall’età di nove anni, per poi focalizzare il suo percorso artistico sulla scultura. Gemito è altresì conosciuto per i suoi – innumerevoli – disturbi psichici, perennemente di fronte alle difficoltà economiche che tormentano lui e la sua famiglia. In particolare, il testo di Casertano si sofferma su una delle principali opere dello scultore napoletano, la celebre statua di Carlo V oggi ubicata a Palazzo Reale di Napoli, che rappresentò una delle ossessioni dell’artista.

In scena troneggia un blocco granitico, da cui Gemito deve trarre quella che avrebbe rappresentato l’espressione artistica più significativa dello scultore, nonché le sue capacità ritrattistiche attraverso la materia marmorea, principale strumento attraverso cui Gemito riusciva a imprimere nel marmo i suoi pensieri, la sua esigenza di grandezza e quindi di approvazione da parte della scuola artistica napoletana. Tuttavia, come emerge dallo spettacolo di Casertano, Gemito non cerca solo il successo nelle sue opere. Quella immensa statua di Carlo V che gli viene commissionata è anche manifestazione del bisogno della ricerca di verità dell’autore, attraverso dei personaggi, quegli stessi che affastellano con le loro voci la mente dell’artista folle.

Ciò determina una profonda crisi esistenziale per il protagonista, alla ricerca del connubio perfetto tra il bello e il vero, nella convinta ostinazione che il mondo che lo circonda non possa essere abbastanza per completare la sua ricerca, per rappresentare il senso di appagamento dettato dal riconoscimento del valore artistico da parte del pubblico e della soddisfazione di aver finalmente trovato la verità. Casertano racconta Gemito attraverso una visione intimista, affiancato dalle preziose presenze di Daniela Ioia, Luigi Credendino e Ciro Kurush Giordano Zangaro. Mentre l’ultimo interpreta il potente colosso granitico di Carlo V, nonché il fantasma da cui Gemito è perseguitato nella sua concezione artistica, i primi due interpretano sia personaggi del vissuto quotidiano del protagonista, sia le voci che tormentano la mente di Gemito, attraverso dicerie, ritornelli e racconti del passato che riaffiorano continuamente nella psiche di Gemito, condizionandone inevitabilmente il suo genio artistico.

Lo spettacolo, di Compagnia Teatro Insania e Associazione Culturale NarteA, indaga inoltre un tema particolarmente interessante, ossia quello della follia creativa. Come dice lo stesso Casertano, «Bisognerebbe sfatare il mito del genio-folle. Molto spesso chi attraversa un momento insano non riesce a creare nulla di geniale. Parte da questa analisi la volontà di realizzare uno spettacolo e di poterlo portare in scena, non solo per la volontà di ridare luce alla complessa figura di Gemito, ma soprattutto per esplorare questo delicatissimo e profondo momento che riguarda noi “esseri umani” da vicino». L’intento è dunque quello di raccontare, attraverso il personaggio di Gemito, quel momento di follia creativa che rappresenta l’elemento catartico fondamentale nell’invenzione artistica in tutte le sue diverse sfaccettature. È solo entrando nei più segreti e pericolosi meandri del razionale, che l’artista diventa irrazionale e trasforma in genialità il suo concepimento artistico. Gemito, l’arte d’’o pazzo non è dunque una commiserazione o una mera rappresentazione psicologica della carriera artistica di Gemito, quanto un appello collettivo a osare, a cercare il cielo, come dice lo stesso protagonista alla fine dello spettacolo, alla ricerca di una verità assoluta di schopenhaueriana memoria che è possibile scorgere solo squarciando il velo delle apparenze, del convenzionale e del razionale, come l’eredità di Gemito ci insegna.

Lo spettacolo, molto richiesto dal pubblico napoletano, registrerà tutti sold out per l’intero periodo di repliche, con ultime disponibilità per domenica in occasione della doppia replica, alle 18:30 e alle 21:00.

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