Al Teatro Bellini di Napoli dal 2 al 14 maggio 2023
Ci troviamo in un capannone, nei pressi di una fabbrica di armi. Si tratta della più importante azienda di armi d’Europa, dentro troviamo il suo proprietario, Paolo Veres, individuo misterioso, irascibile e da tutti considerato come l’uomo più crudele del mondo. È questo il titolo dello spettacolo scritto da Davide Sacco e con la sua regia in scena al Bellini di Napoli dal 2 al 14 maggio, per una produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, LVF, Teatro Manini di Narni. In scena, troviamo Lino Guanciale e Francesco Montanari, rispettivamente nei ruoli dell’imprenditore senza scrupoli e del giornalista di una testata locale, che è stato scelto per intervistarlo.
L’appuntamento concordato per l’intervista, così insolita, tra un imprenditore conosciuto a livello nazionale e un giornalista emergente, si svolge nel grigiore dello studio di Veres, tempestato del fumo di sigarette che l’imprenditore accende in modo ossessivo. Ben presto però, l’intervista assume una strana piega: Veres sostiene che è inutile essere intervistato, di lui già si conosce tutto, o quasi. Perché non invertire i ruoli? Perché non iniziare a porre le domande al giovane giornalista, che si trova nel capannone quasi per caso, incuriosito di fronte a un personaggio così controverso e cinico?

L’intervista si promette di durare tutta la notte, con l’offerta da Veres di fare un gioco: raccontare, per una sola notte, al di fuori di un mondo ipocrita e perbenista, la propria anima crudele, esprimere la propria bestialità più recondita per condividere le fantasie e i desideri più gretti e inimmaginabili. Lo spettacolo non offre soluzioni di continuità, il testo e la regia di Sacco ribaltano le idee dello spettatore, nonché la convinzione di aver finalmente compreso la vera natura dei due protagonisti in scena. Chi è la bestia, e chi la brava persona? Chi è la vittima, e chi il carnefice? Con quale convinzione sociale, o categoria morale, riusciamo a giudicare oggettivamente i due personaggi di questo spettacolo?
L’uomo più crudele del mondo è un testo intenso, che solidifica il concetto astratto della crudeltà, personificandolo nei due protagonisti che troviamo sulla scena. Guanciale e Montanari costruiscono le caratterizzazioni dei loro personaggi attraverso una interpretazione ragionata, in grado spiazzare lo spettatore e di calare il loro dialogo in un nichilismo disarmante. In questa atmosfera beckettiana, i due protagonisti portano in scena un ragionamento sulla crudeltà a tratti paradossale, al di fuori da qualunque categoria della ragione, volta a creare nel pubblico che assiste a L’uomo più crudele del mondo prima un senso di condanna, poi un atteggiamento di curiosità nei confronti del genere umano che viene portato in scena.
Le scene di Luigi Sacco, e il disegno luci di Andrea Pistoia ricordano un’illustrazione di un’opera di Escher, squadrando la stanza in cui si svolge la pièce e con un punto di fuga che sposta l’attenzione sulla scrivania di Paolo Veres, in fondo alla scena, nella penombra, con una pistola carica dentro al cassetto e un borsone con cinquanta milioni dentro.
L’uomo più crudele del mondo è una riflessione cruda sul genere umano, che affronta con un ottimo impianto drammaturgico il tema delle convinzioni sociali, del giudizio comune, dell’oggettività delle categorie del bene e del male. Uno spettacolo fuori dagli schemi, che destabilizza lo spettatore e che suscita (non pochi) interrogativi sul rapporto tra primato della ragione e istinto della natura.
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