Al Palazzo Caracciolo Napoli – Mgallery il 13 e il 14 maggio
Una tra le produzioni più interessanti del Nuovo Teatro Sanità torna in scena, o per meglio dire in “stanza”, con un doppio formato: nella suggestiva cornice alberghiera del Palazzo Caracciolo di Napoli, ritorna Do not Disturb, rispettivamente nella versione Reload (con testi inediti) il 5 e il 6 maggio, e nella versione Revival il 13 e il 14 maggio, con monologhi e dialoghi che riportano in scena le primissime pièce del progetto mescolandole all’atmosfera di Palazzo Caracciolo.
Solo venticinque spettatori a replica, accompagnati da un concierge che invita il pubblico a spiare nelle vite dei protagonisti che troviamo nelle diverse stanze d’albergo. Nella versione Revival, due sono i testi che vengono proposti al pubblico: All I want, e Zagara. Entrambi i testi sono scritti da Claudio Finelli; il primo vede in scena Gennaro Maresca e Gianluigi Montagnaro, il secondo Gaetano Migliaccio e Marina Cioppa. Il quinto interprete, di non poca importanza per questo format e in grado di regalare un finale inatteso, è il concierge, Ciro Burzo. La regia è di Gennaro Maresca e Marina Cioppa, con gli abiti di scena di Rachele Nuzzo e la direzione artistica di Mario Gelardi.

Il boutique hotel di Via Carbonara si trasforma dunque in una scenografia teatrale insolita, in cui gli spettatori vengono trascinati nell’intimità di due stanze “teatrali”. Il filo conduttore non è mai solamente il sesso, presumibilmente appena consumato tra le coppie di personaggi che troviamo sulla scena, ma la scoperta delle altrui esistenze. Come detto da uno dei protagonisti dello spettacolo, riprendendo Foucault, il sesso non è mai il fine ultimo, ma il mezzo, il pretesto necessario per far conoscere fino in fondo le due persone che decidono di incontrarsi, di consumare il rapporto e di conoscersi.
È proprio questa conoscenza, carica di erotismo, a scatenare nei personaggi la voglia di definirsi, talvolta di svestirsi degli abiti della quotidianità per raccontare qualcosa di diverso della loro personalità. Di fronte allo sconosciuto che ci si ritrova davanti, e dopo il rapporto sessuale, si innesca dunque un gioco che è profondamente teatrale, continuamente in bilico tra la realtà e la finzione. È vero ciò che si racconta o invece ciò che si è realmente al di fuori dalla stanza d’albergo? Se è vero, come sostenuto da Foucault, che il sesso risponde al bisogno di nominarsi, definirsi e regolamentarsi, è altresì vero che la sessualità dei nostri giorni è oggi una questione divisiva, che costringe a etichettare in continuazione l’orientamento e i gusti sessuali di ciascun individuo. È, dunque, il racconto delle singole esperienze a far sentire libero il soggetto. Ma in questo necessario tentativo di auto-definizione, si è realmente liberi sessualmente? Non è forse l’autodefinizione una forma di assoggettamento alla volontà sociale, al tentativo di giustificare la propria persona alla luce delle rigide e giudicanti categorie sociali dell’esistenza umana?
Questi temi vengono affrontati con una chiave di lettura particolarmente interessante in Do not disturb, prima attraverso All I want, che spiazza lo spettatore e lo mette di fronte al tentativo di trovare una drammatica conciliazione tra il giudizio sociale e la libertà personale, evitando la drammaturgia scenica di fornire un giudizio di merito e lasciando allo spettatore l’arduo compito di decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato (ammesso che si debba per forza svolgere tale opera di giudizio, giacché essa rischia di rimettersi proprio alla stessa critica sulla sessualità di Foucault). Nel secondo testo, la scoperta dei due protagonisti avviene attraverso una chiave più spiccatamente ironica, nel quale i due personaggi si mettono in gioco raccontando la propria personalità, a cui aggiungono uno scenario di fantasia, proprio in ragione della possibilità di raccontarsi, o anche di scoprirsi, di fronte allo sconosciuto che si ha davanti.
Ecco che dunque l’incontro sessuale diventa opportunità per spaziare in un racconto personale che non conosce limiti, offrendo allo spettatore non poche chiavi di lettura sulle personalità dei protagonisti spiati nelle loro stanze d’albergo. In questa cornice, il concierge non è solo un mero spettatore, ma un soggetto che scruta, con non meno invadenza, nelle vite dei suoi ospiti. Il suo silenzio è solo apparente indifferenza, dietro cui si cela una conoscenza profonda delle innumerevoli categorie umane che popolano le stanze dell’albergo.
Do not disturb è un format in costante evoluzione: che si assista ai testi storici di questo progetto artistico o alle nuove proposte vi è sempre l’opportunità non solo di guardare una rappresentazione fuori dai canoni convenzionali, vista la sua dimensione “alberghiera”, ma anche di riflettere su nuove storie, incontri e dialoghi, che fanno del teatro, come della vita, la più grande opportunità per scandagliare l’animo umano.
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