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Tutte le notti di un giorno – regia di Manuel di Martino, con Claudio di Palma e Marina Sorrenti

Campania Teatro Festival – 11 giugno 2023

“Guardate queste piante: cosa stanno facendo? È quello che pensate. Che non stiano facendo nulla. Tutto questo mondo vegetale che contemplate così calmo, così rassegnato, sta lottando, sta combattendo, sta resistendo, ostinato in una sola idea: liberarsi dalle radici. Guardatele. Sono imprigionate nella terra, ma il loro spirito lotta”.

Debutta al Campania Teatro Festival lo spettacolo Tutte le notti di un giorno, di Alberto Conejero, per la regia di Manuel di Martino, con in scena Claudio Di Palma e Marina Sorrenti. Di Palma e Sorrenti avevano già offerto al pubblico una lettura drammatizzata del testo dello scrittore spagnolo in occasione della rassegna del Festival nell’edizione del 2020, pur componendosi questa nuova messinscena di un apparato registico (con la firma di Di Martino) e di un impianto scenografico firmato dal biennio di scenografia per il teatro dell’Accademia di belle arti di Napoli.

I due protagonisti di questo spettacolo sono Silvia e Samuel, rispettivamente la padrona di casa e il suo giardiniere. È infatti proprio la serra il “non-luogo”, lo spazio in grado di far rivivere un tempo sospeso tra i ricordi del passato e la realtà presente. Le piante che vi sono custodite nascondono fiori ricercati, di una bellezza rara, proprio come l’amore impossibile che è il leitmotiv di questo testo. Su Silvia gravano i fantasmi del padre, del fidanzato e dello zio, incubi terribili che minacciano una condanna a morte. Gli uomini della vita di Silvia sono la perfetta gradazione dell’amore in crescendo: suo padre, con un’imperdonabile dimostrazione di crudeltà, le ha distrutto la vita e questo ha segnato tutte le sue relazioni d’ora in avanti; il suo fidanzato le è infedele e alla fine la abbandona; lo zio le offre rifugio nella sua casa e veglia su di lei, ma dalla fredda distanza imposta dalle vecchie gerarchie familiari. È solo quando incontra Samuel che Silvia si sente veramente amata, ma è proprio in quel momento che entrambi realizzano che è troppo tardi. “L’interesse di questo testo nasce dal mistero. Il mio approccio a un testo è simile a quello di un investigatore sulla scena del crimine. Cerco tutte le tracce, gli indizi nascosti che possono portarmi alla risoluzione del caso, o meglio a una delle tante. Nei testi teatrali l’assassino non è mai da solo. Per la natura in cui è scritto, Tutte le notti di un giorno si presta perfettamente a questo gioco di vivisezione, e alla mia curiosità di lettore e regista”, dice il regista Di Martino. “Quando insieme ai ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, sapientemente guidati da Luigi Ferrigno, abbiamo provato a immaginare il luogo in cui si muovessero i nostri due protagonisti, abbiamo immediatamente identificato un non-luogo. La serra è chiaramente immersa in una dimensione metafisica, è il luogo del ricordo, quello che per noi tutti si costituisce nella camera della memoria, ma che per Samuel, il giardiniere protagonista della pièce, ha le fattezze di una serra”.

Samuel è un uomo tormentato. Porta su di sé il fardello della madre, del padre e della stessa Silvia: una matassa di voci che la sua testa non riesce a mettere a tacere. La madre, sempre contraria a ogni decisione presa; il padre assente che, inconsapevolmente e involontariamente, lo ha plasmato a sua immagine e somiglianza; Silvia, l’amore non corrisposto. Inoltre, Samuel è minacciato nel presente dell’azione scenica da quell’interlocutore in absentia che lo accompagna per tutta la pièce e lo interroga. Presumibilmente un agente di polizia incaricato di fare luce sulla vicenda e che, indirettamente, aiuta il pubblico a fare chiarezza sui fatti, ad aprire scenari del passato che altrimenti resterebbero inaccessibili.

Il principale interlocutore di Samuel non è Silvia, ma il poliziotto che lo interroga, un personaggio latente che viene prima intuito e poi rivelato. Da parte sua, Silvia si rivolge continuamente a Samuel, ma lui non la prende mai in parola. La regia di Di Martino ricrea quel tempo sospeso, tra i fantasmi del passato e l’amarezza del presente, nel grigiore di una serra che rappresenta l’essenza ultima della continuità dei due tempi narrativi. “La riflessione sul tempo che Alberto Conejero ci presenta in questo testo è stata una delle prima fascinazioni che ho provato leggendolo. Il mescolarsi di tempi narrativi differenti, che apparentemente può sembrare un ostacolo alla messa in scena, è stato nel mio caso una preziosa opportunità”, continua Di Martino. “Mi è venuto in aiuto il filosofo francese Vladimir Jankélévitch che definisce il tempo un non so che, un quasi nulla. Il concetto stesso di tempo è infatti evanescente, possiamo solo percepire gli effetti che esso provoca, ma non riusciamo mai a coglierlo del tutto. Provare a concepire il tempo in modo non lineare bensì circolare è stato il gioco che abbiamo provato a portare avanti in questo spettacolo, in cui nell’inizio è già contenuta la fine e soltanto alla fine possiamo comprendere l’inizio”. Il testo riprende il tema meta-teatrale dell’incomunicabilità e dell’ineffabilità con echi a Harold Pinter, di fronte all’evidenza che i due personaggi non sono sullo stesso piano e non saranno mai più in grado di tenere un’altra di quelle tante conversazioni che entrambi ricreano per sé stessi sulla scena.

Il mondo dei due protagonisti si interrompe con la morte, ma non finisce. Nel non-luogo della serra la botanica è l’elemento di continuità del ricordo, che rappresenta uno spazio narrativo indissolubile, a cui sono legati i due protagonisti. “I ricordi sono al contempo essenza e prigione dell’identità umana. Siamo ciò che ricordiamo. Da questo non si scappa, nel bene o nel male il nostro passato plasma il nostro presente e il nostro futuro. E il ricordo di una storia d’amore ha nella nostra vita una forza che non possiamo ignorare. Tutto questo si sposa alla perfezione con la mia implacabile curiosità per le relazioni umane. Quella di Silvia e Samuel è così ricca e complessa, nonché così vera, che non potevo non raccontarla”, conclude Di Martino. Magnetica e struggente è la prova attoriale offerta da Di Palma e Sorrenti, che riescono a ripercorrere le storie dei due protagonisti, i loro sentimenti e i loro turbamenti reconditi.

Tutte le notti di un giorno tornerà in scena nella prossima stagione del Teatro Nuovo di Napoli (dal 20 gennaio 2024) e della Sala Pasolini di Salerno, in attesa di conferma le altre date della tourée di questo spettacolo.

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