Recensioni

Misery – di Filippo Dini, con Arianna Scommegna, Aldo Ottobrino e Carlo Orlando

Al Teatro Bellini dal 7 al 12 novembre

Ossessione e solitudine accomunano i due protagonisti di Misery, Annie Wilkes e Paul Sheldon.

La prima ossessionata dai libri di Paul e il secondo ossessionato dal suo mestiere di scrittore.

Fisse alimentate per anni e che man mano li hanno avvolti in una tale solitudine da costringerli, per potersi salvare, a convincersi di essere solo loro nel giusto contro il mondo.

Lo scontro/incontro tra i due e le diverse percezioni di ciò che è bene e ciò che è male sono il motore della storia.

Filippo Dini partendo dall’adattamento di questo grande cult del thriller sviluppato da William Goldman, porta in scena Misery dal 2019.

Lo scorso 7 novembre Misery ha debuttato, per la prima volta a Napoli, al teatro Bellini e resterà in cartellone fino al 12 novembre.

Dini riesce a mostrare solitudine, abbandono e ossessione già dalla scelta della scenografia.

Un’angusta e opprimente casina nel nulla, posta su una piattaforma rotante che coinvolge lo spettatore con la massima dinamicità dello sguardo. Questo meccanismo dà vita, dunque, a tre spazi scenici differenti, a tre punti di vista, tre luoghi che si alternano e susseguono: camera da letto, cucina ed ingresso di casa.

Lievi brani strumentali danno voce ai tormenti intimi dei personaggi, mentre accurati effetti di luci e suoni creano, invece, il fuori ed accompagnano delicatamente la fantasia del pubblico in sala.

Annie (Arianna Scommegna) si mostra subito una figura ambigua e squilibrata, portando lo spettatore a domandarsi se non fosse stato più interessante lasciargli il beneficio del dubbio sulla sua sanità mentale e perché mai Paul (Aldo Ottobrino) non si sia immediatamente resoconto di non potersi fidare della donna.

La scelta drastica, però, di indirizzare lo spettacolo sin dall’inizio su un marcato grottesco, ha ben reso quel senso di estraniamento e disagio in cui lo stesso King cerca di indurre il suo pubblico.

Con l’andare avanti della storia si viene trascinati da questo linguaggio dallo spirito goyesco e seppur Annie diviene sempre più inquietante ed eccessiva nelle azioni e la sofferenza e la disperazione di Paul si esasperano, lo spettacolo ne acquisisce di concretezza e verosimiglianza.

In scena anche Carlo Orlando, assistente alla regia dello spettacolo, nei panni dello sceriffo del paesino sperduto del Colorado e del conduttore televisivo dona due colori ben diversi ai personaggi che rappresenta, facendo prima sperare allo spettatore in una sua intuizione risolutoria e poi strappando un sorriso con lo humor caricaturale tipico delle trasmissioni televisive stile anni 60, tra il coinvolgimento del pubblico e la continua ricerca della battuta.

Arianna Scommegna porta in scena un corpo energico e disarmonico di un’attrazione unica, rendendo impossibile distoglierle lo sguardo anche nei momenti più crudi della storia, mentre Aldo Ottobrino riesce a destreggiarsi nello spazio stretto ed opprimente senza tradire un solo secondo le sofferenze fisiche del personaggio né tantomeno semplificando le volte in cui questi riesce ad accumulare le poche energie residue per reagire.

Misery di Filippo Dini resta molto fedele al clima americano e noir originale, ma la scelta degli interpreti e le indicazioni di regia portano lo spettacolo in una direzione altra, in cui blasfemo e spirituale s’incontrano e nutrono la curiosità del pubblico.

“Quel che importa è lo spirito” dice Paul ad Annie nel tentativo di placare il rancore di lei quando scopre della morte del suo personaggio letterario preferito, ma questa risposta per Annie non ha senso. È, questa, un’affermazione che può avere il suo senso o era solo un tentativo goffo di Paul per placare l’ira della donna? Lo spettacolo una risposta sembra darla, ma sempre circondata da un alone di mistero che in platea susciterà più interrogativi che certezze.

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