Al Teatro Sannazaro di Napoli dal 15 al 17 dicembre
“L’istinto, naturalmente, è irriflessivo. Lo è per definizione. Ma varrebbe la pena di indagare se negli uomini riflessivi gli impulsi meccanici dell’istinto non siano influenzati dalla maniera abituale di pensare”.
Il duello, scritto da Joseph Conrad nel 1908, racconta la storia di due ufficiali della Grande Armée di Napoleone che si sfidano, nel corso della loro vita, a un infinito numero di duelli per un futile pretesto. Gabriel Feraud e Armand D’Hubert sono i due protagonisti di questo racconto, le cui imprese, nel corso degli anni, se da un canto dividono il percorso militare e personale dei due personaggi, dall’altro li avvicinano a più riprese, presentando ogni volta l’opportunità per un nuovo duello e per un rinnovato confronto personale. Eppure, man mano che il tempo passa, la sfida si svuota di significato, rimanendo soltanto quell’odio atavico, ormai quasi ingiustificato, che caratterizza il rapporto personale tra i due ufficiali.
Il racconto di Conrad viene tradotto e riscritto da Francesco Nicolini con un titolo affine, I duellanti, per la regia di Mario Gelardi e una produzione Solot, Compagnia stabile di Benevento e in collaborazione con Nuovo Teatro Sanità ed è in scena al Teatro Sannazaro di Napoli dal 15 al 17 dicembre. In scena, Carlo di Maro e Antonio Turco, che oltre ad impersonare i due protagonisti di questa vicenda, si divertono ad inscenare un continuo gioco delle parti, in cui essi si svestono dai panni dei personaggi per ricordare al pubblico che loro sono anzitutto attori, e dunque in grado di ricreare, in base alle esigenze sceniche, qualsiasi altro personaggio che sia necessario per la rappresentazione. Ecco che dunque Di Maro e Turco, nella loro interpretazione poliedrica, conducono questo spettacolo attraverso una recitazione convincente, in grado di impersonare anche tutti gli altri soggetti che circondano le vicende della storia.
La regia di Gelardi intende restituire alla rappresentazione la centralità del recitato dei due attori, con l’obiettivo di non inserire elementi scenici o una lettura registica di questo testo che possa in qualche modo distogliere l’attenzione dello spettatore dall’interpretazione dei protagonisti. In alcune fasi dello spettacolo, emerge una particolare attenzione al disegno luci e all’accompagnamento musicale che, a parere di chi scrive, esaltano la potenza espressiva delle interpretazioni a cui si assiste, e non il contrario. Verrebbe dunque da domandarsi perché non sia stata seguita tale coerenza registica se non per l’intera durata nello spettacolo, quantomeno in più momenti dell’allestimento. Ciò al fine di consentire una lettura organica di questo allestimento, in grado di mettere al centro della rappresentazione l’interpretazione dei due attori e, al contempo, sfruttare tutti gli elementi di regia che possono essere funzionali a una rappresentazione complessivamente convincente de I duellanti.
La capacità di questo lo spettacolo è quella, nella sua rivisitazione teatrale, di mantenere inalterato il messaggio presente nella storia di Conrad, che con elegante ironia racconta la futilità della guerra, l’assurdità del falso nome, la ricerca di una giustizia personale che, tuttavia, non corrisponde alla felicità. I duellanti unisce alla satira la tristezza, cerca di racchiudere un senso a un odio atavico deridendo le convenzioni sociali e l’assurda rincorsa alla soddisfazione di una sfida senza senso. E deridendo i due duellanti, finisce per ridicolizzare il senso stesso del conflitto armato, con non pochi echi a scenari attuali tanto assurdi quanto disastrosamente tragici.
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