Al Teatro San Ferdinando dal 21 dicembre al 7 gennaio
Una ricca e potente agente di spettacolo ritorna, in una notte tempestosa, nel suo paese natio in occasione del funerale della mamma. La circostanza è doppiamente spiacevole per la protagonista (Nancy, il suo appellativo professionale, Nunziatina, invece, quello con cui la conoscono ancora in paese) giacché essa rimane bloccata in un piccolo borgo, presumibilmente in Puglia, in casa della madre ormai defunta. Si innesca ben presto un dialogo inaspettato con il pesce rosso che, adagiato sul tavolo al centro del salotto, le suggerisce di aprire una scatola di biscotti. Questa non custodisce solo fotografie, ma anche ricordi, persone, emozioni.
La scatola dei biscotti è un testo di Maurizio de Giovanni, che debutta in prima nazionale con la regia di Andrea Renzi al Teatro San Ferdinando, per una produzione del Teatro di Napoli. Nei panni della protagonista, troviamo Marina Confalone, affiancata da Chiara Baffi (Maria), Andrea Cioffi (Riccardo) e Silvia D’Anastasio (Carmen). Gli attori in scena ricostruiscono le vicende che circondano la storia di Nunziatina, intrecciando ricordi in cui i diversi momenti della vita della protagonista si sovrappongono. Proprio questo dialogo attraverso le foto, con i fantasmi di un passato o di un presente tuttora ignoto, restituiscono alla protagonista una considerazione delle persone, delle relazioni e delle priorità personali differente dal suo arrivo nella casa.
La scena di Lino Fiorito ricostruisce gli interni di una casa antica, vissuta, separando lo spazio scenico tra un proscenio, in cui si affollano gli oggetti di arredo che rievocano gli interni della casa, e il fondo scena, completamente vuoto. Sorprende che, nella linea registica proposta per l’allestimento, l’intera rappresentazione si svolga esclusivamente in proscenio, risultando particolarmente difficile giustificare l’utilizzo di uno spazio tanto ampio quanto vuoto nella restante metà del palcoscenico. In questo sovraffollamento di personaggi che va creandosi durante la rappresentazione, risulta per gli stessi interpreti difficile districarsi tra i diversi oggetti presenti sulla scena, che, nella loro moltitudine, spesso distolgono l’attenzione dello spettatore dai dialoghi dei personaggi. Inoltre, nonostante la vicinanza degli interpreti sulla scena, l’interazione tra di essi risulta caratterizzata da una rigidità nei movimenti che risulta poco credibile, specie alla luce del fatto che le persone rievocate dalle foto presenti nella scatola di biscotti sono la madre, un ex fidanzato e la migliore amica di Nancy.
L’impressione generale è quella di assistere a una rappresentazione piuttosto statica, in cui i (pochi) intermezzi musicali e il monologo della Confalone sull’amore risultano essere gli unici due elementi di evidente apprezzamento della piéce. Sarebbe stato infatti interessante puntare su maggiori intermezzi musicali, o ancora ricreare flashback in grado di spezzare il ritmo dello spettacolo e creare maggiore sorpresa nello spettatore. Quello che invece avviene è una carrellata di personaggi del passato (e anche del presente, ponendosi legittimamente la domanda se essi siano fantasmi e perché la protagonista non avrebbe potuto effettivamente incontrarli nella vita reale, e non sotto forma di ricordo), in cui lo spettatore già sa che un nuovo personaggio si sta per palesare nella uggiosa serata della protagonista. Il dialogo con il pesce rosso, che ha la voce di Tony Laudadio, poco sorprende la protagonista, abituandosi dopo pochi minuti a parlare con l’animale come se niente fosse.
La scatola di biscotti, potenzialmente interessante dal punto di vista della visione che la drammaturgia intende ricreare, viene portato in scena attraverso un allestimento che solleva perplessità, specie in termini di coerenza con la narrazione e con le emozioni dei personaggi in scena, che costituiscono il nucleo fondamentale intorno al quale ruota questa drammaturgia. Perplessità effettivamente confermata dal pubblico in sala che applaude, frigido, al termine della rappresentazione.
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