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Le Troiane – in guerra per un fantasma, da Le Troiane, Ecuba e Elena di Euripide adattamento di Sartre, riscrittura di Seneca – regia di Carlo Cerciello

Al teatro Elicantropo di Napoli dall’11 gennaio al 4 febbraio

La messa in scena de Le troiane di Euripide risponde, nella storia del teatro, alla necessità di portare in palcoscenico un messaggio politico, prima ancora che un contenuto artistico. La storia di questo testo avvolge, come in una spirale, le vicende narrate da Euripide, pur conferendo ad esse una declinazione sociale ogni volta tesa ad evidenziare aspetti differenti di questo racconto. Ne è prova la riscrittura di Seneca, l’adattamento di Sartre (con specifico riferimento alla guerra d’Algeria), fino ad arrivare all’allestimento proposto al teatro Elicantropo con la regia di Carlo Cerciello, in scena fino al 4 febbraio.

Le Troiane – in guerra per un fantasma rappresenta la summa di un percorso drammaturgico fatto di sedimentazioni, di fronte all’evidenza che l’atrocità della guerra continua a rappresentare oggetto di terribili sofferenze soprattutto nei confronti della popolazione più povera, più indifesa, più nascosta. La regia di Cerciello, insieme alle scene realizzate da Andrea Iacopino, spacca in due la scena: vi è un piano “alto”, di un bianco candido, in cui troviamo la sorridente Elena, da tutti ritenuta responsabile della sanguinosa guerra tra greci e troiani; e un piano “basso”, con Cassandra, Andromaca ed Ecuba che, ormai prive dei loro mariti e dei loro figli, vestono a lutto prima di essere assegnate ai futuri mariti achei.

È anzitutto in questa frammentazione, tra alto e basso, tra bianco e nero, che si percepisce l’intenzione nella regia di Cerciello di creare un conflitto. Si tratta di uno scontro di civiltà, di una guerra tra occidente e oriente, che dalla tragedia euripidea arriva fino al celebre saggio di Samuel Huntington, intitolato appunto, Lo scontro tra civiltà. Ma Le troiane rappresenta anche una narrazione della guerra di Troia diversa, pregnante di femminilità. La sensibilità delle donne troiane si affianca a quella di Elena che racconta, nello spettacolo, la sua presunzione di innocenza: è lo stesso Euripide che, nella tragedia del 412 a. C., propose la lettura di un’Elena innocente. La dea Era aveva messo infatti nel letto di Paride un simulacro, mentre la “vera” Elena, come dice con le sue parole durante la rappresentazione “non aveva mai visto la città di Troia”.

In scena, troviamo Imma Villa, Mariachiara Falcone, Cecilia Lupoli e Serena Mazzei, tutte interpreti convincenti di questa rappresentazione che intende costruire dei personaggi non alla ricerca del giusto, ma alla ricerca della verità. La loro non è complice arrendevolezza di fronte al fato, non è nemmeno accettazione di un presente straziante seppur ingiusto, ma è proiezione verso la speranza, verso un futuro di pace che sembra lontanissimo, tanto per le troiane quanto per Elena, ma a cui esse anelano incessantemente.

Lo spettacolo è dedicato al popolo palestinese, la cui bandiera, al termine della rappresentazione viene lasciata al centro della scena, lì dove sedeva Ecuba, magistralmente interpretata da Imma Villa in questo spettacolo. Ecuba è l’esempio più sensibile nella storia della letteratura greca di una madre che ha perso tutto, ma che non si arrende di fronte alla atrocità subite. È la rappresentazione di una donna anziana che, con la sua tenacia, rappresenta la voce di un popolo che continua a lottare per la ricerca della verità, con non pochi echi alle tragiche vicende di Gaza di questi mesi.

Lo spettacolo è prodotto da Anonima Romanzi Teatro Elicantropo, i costumi sono di Antonella Mancuso, le musiche di Paolo Coletta.

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