Al Ridotto del Mercadante (Napoli) dal 24 al 28 gennaio 2024
La letteratura del celebre scrittore russo Fëdor Dostoevskij si presta a molteplici variabili narrative che permettono, in base alla sensibilità del lettore, di porre in evidenza alcuni aspetti dei suoi testi particolarmente interessanti da analizzare. Si assiste, nella produzione letteraria di Dostoevskij, ad un intreccio inestricabile di fili del racconto che, nella loro coesione, compongono quella corda ben tesa che racchiude le diverse storie dei suoi romanzi.
È da questa logica che nasce l’allestimento Delitto e castigo – I tre interrogatori, con l’adattamento teatrale e la regia Claudio Collovà, in scena al Ridotto del Teatro Mercadante dal 24 al 28 gennaio, per una produzione del Teatro Biondo di Palermo. Le scene di Enzo Venezia (che cura anche i costumi) ricreano gli interni della casa dell’inquisitore, in cui si reca, nei diversi momenti del romanzo di Dostoevskij, il giovane Raskòlnikov. L’obiettivo è quello di focalizzare l’allestimento sui tre interrogatori in cui il giovane e l’inquisitore decidono di fronteggiarsi. Il dialogo tra i due è serrato, in grado di passare dagli elementi psicologici e concettuali connessi alla commissione di un crimine a quelli materiali, che compongono un reato efferato come l’omicidio. Gli elementi probatori di entrambi li portano ad una visione della vita, del diritto e dunque degli obblighi morali diametralmente opposti. Il giovane Raskòlnikov, nel tentativo di legittimare una differenziazione antropologica tra uomini “comuni” e uomini “eccezionali”; l’inquisitore Petrovic disposto ad ascoltarlo, pur nella piena consapevolezza del lento ma progressivo lavoro di confessione del soggetto che si trova dinanzi.
Nel ruolo di Porfirij Petrovic troviamo Sergio Basile, in quello di Rodiòn Romànovič Raskol’nikov c’è Nicolas Zappa, affiancati da Serena Barone che interpreta il fantasma della Vecchia usuraia, Lizaveta, che aleggia nella mente dell’omicida e si palesa in scena molteplici volte durante il dialogo tra i due protagonisti dello spettacolo. Le interpretazioni risultano nel complesso convincenti, pur richiedendo alcune particolari battute dello spettacolo la necessità di un faccia a faccia tra i due interpreti, che invece guardano verso il vuoto. Queste “fratture” dialogiche rischiano di rompere quel magnetismo scenico che si viene a creare in modo molto efficace durante lo spettacolo.
Collovà immagina un’atmosfera sospesa, con una nebbia che pervade l’intero spazio scenico e che forse vuole rappresentare l’offuscamento della ragione di Raskòlnikov, l’impossibilità di trovare una razionalità nel suo pensiero, nelle sue parole (quando si allude allo scritto pubblicato dal giovane ragazzo sul giornale) e, infine, alle sue azioni. Suggestive le luci di Pietro Sperduti, in grado di restituire allo spettatore quella dimensione indecifrabile della ragione umana e quel sentimento di attesa collettivo – di Petrovic nel raggiungimento della confessione e di Raskònikov nell’ammissione di colpevolezza – che sottende l’intero corso della rappresentazione.
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