Recensioni

Sesto potere – regia di Davide Sacco

Al Teatro Nuovo dal 25 al 28 gennaio

Sesto potere, scritto e diretto da Davide Sacco e prodotto da Ente Teatro Cronaca, Teatro Manini di Narni e Teatro Comunale di Sulmona, è il secondo spettacolo della trilogia La ballata degli uomini bestia. I tre testi (L’uomo più crudele del mondo, Sesto potere e Il medico dei maiali) sviscerano e risaltano la bestialità presente nell’essere umano, che però di animale ha ben poco, e che ci accomuna e contraddistingue dalle altre razze.

I protagonisti delle storie sono ambigui, manipolatori, rancorosi e se da un lato risulta impossibile simpatizzare per loro, dall’altro non si possono nemmeno condannare totalmente. Il lettore/spettatore tende a giustificarli perché toccato nel profondo.

La drammaturgia di Sacco fa breccia su una celata sensazione di disgusto per sé stessi (per ciò che si è fatto o pensato) propria di ogni individuo ed è questa la ragione, viste le nostre contraddizioni, per cui la sua scrittura piace tanto e la si desidera vedere in scena.

In Sesto potere viene raccontata la battaglia finale, decisiva, tra la televisione ed i social, tra il vecchio mondo ed il nuovo.

Tra i due sfidanti non c’è chi detiene il torto e chi la ragione; il giusto e lo sbagliato sono labili, in un’epoca in cui tutto perde di solidità e la verità diventa liquida ed opinabile.

In scena Francesco Montanari nei panni di Walter Malosi, un noto conduttore televisivo abile nella parola e pioniere della verità unica e incontrovertibile, e Cristiano Caccamo, Carlotta Antonelli e Matteo Cecchi che rappresentano il prodotto della società attuale, smarriti, solitari e senza la percezione di un domani.

Malosi ed i ragazzi si trovano in due luoghi distanti e contrapposti. Il primo in un luminoso studio televisivo e gli altri nell’oscurità di uno scantinato, ma il gioco del teatro ci permette di vederli condividere la scena; insieme sul palco muovono gli equilibri e le geometrie dello spazio, accrescono la sensazione di ring, di sfida, ma anche di oppressione e gabbia.

Rispetto al testo pubblicato per Caracò Editore, la rappresentazione teatrale non sembra porre tanto il focus sulla suspense della storia, quanto sull’emozione dei personaggi e sull’ estetica della scena, con la ricostruzione delle intermittenze televisive e mostrando all’inizio dello spettacolo una breve e mirata prolessi del discorso finale.

Montanari in un climax crescente riesce abilmente a mostrarsi diverso dall’inizio alla fine dello spettacolo cambiando di intensità e fisicità, lasciandosi attraversare appieno dal dramma del personaggio, dramma che si può racchiudere nella fatidica e universale domanda del “Perché a me?”

Cristiano Caccamo, Carlotta Antonelli e Matteo Cecchi, invece, hanno percorso un’altra strada portando sul palco loro stessi e dichiarando sin da subito un unico colore che li ha caratterizzati per l’intera durata dello spettacolo.

La messa in scena trasmette la percezione che i tre giovani siano quasi un’entità unica, un solo personaggio, il quale precipita nel bisogno di odiare, nella bramosia del denaro e nella irresistibile vendetta.

Sotto quest’aspetto gli attori si sono dimostrati complici e all’unisono.

Lo spettacolo ha una chiusa esplicita volta a colpire lo spettatore più di quanto avrebbe fatto un finale aperto, nell’intento di evidenziare con urgenza il dramma al quale tutti sono soggetti: la pubblica gogna.

Un dramma che non è nato con l’arrivo delle tv o dei social media, ma che di certo tramite questi ha modo di intromettersi più subdolamente e silenziosamente nelle vite di tutti senza scampo.

Tremendamente attuale e brillante, anche se sarebbe interessante ritrovarvi qualche certezza in meno e qualche sospeso in più.

Al Teatro Nuovo dal 25 al 28 gennaio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento