Recensioni

I ragazzi irresistibili, di Neil Simon – regia di Massimo Popolizio

Al teatro Diana di Napoli dal 24 gennaio al 4 febbraio

Cosa possono ancora lasciare alle scene due attori di varietà americani, da più di 10 anni in contrasto tra loro, che vengono invitati in uno studio televisivo per registrare uno dei loro sketch comici più divertenti? Willie Clark e Al Lewis sono i due protagonisti di questo testo, I ragazzi irresistibili (in inglese The sunshine boys), una delle drammaturgie tra le più celebri di Neil Simon, autore statunitense che ha fatto la storia del teatro americano del ‘900.

È con la traduzione di questo testo di Masolino D’Amico che Massimo Popolizio, regista dell’allestimento, decide di mettere in scena I ragazzi irresistibili, per una co-produzione del Teatro de gli incamminati – Compagnia Orsini – Teatro Biondo di Palermo in collaborazione con CTB Centro Teatrale Bresciano e con AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali e il Comune di Fabriano. In scena ci sono due fuoriclasse del teatro italiano, Umberto Orsini e Franco Branciaroli, entrambi legati a doppio filo alla carriera artistica di Popolizio, affiancati da Flavio Francucci, Chiara Stoppa, Eros Pascale ed Emanuela Saccardi.

L’allestimento qui proposto prevede un ritmo dei dialoghi particolarmente serrato, in aggiunta ad una rappresentazione dinamica e con innumerevoli registri stilistici nel recitato degli attori. Fin qui, sì è poco sorpresi dell’indiscussa capacità registica di Popolizio, che negli ultimi anni sta firmando regie particolarmente pregiate dal punto di vista qualitativo e molto apprezzate dal pubblico, indipendentemente dal testo portato in scena. Tanto, al dato registico, si affianca la verve comica di un testo che possiede un potenziale drammaturgico “esplosivo”, grazie ad alcune battute che nella loro semplicità suscitano ilarità e divertimento nello spettatore.

La sfida più grande nel mettere in scena I ragazzi irresistibili è evitare di sfociare in piatti dialoghi tra i due protagonisti in scena, volti prevalentemente a proiettare nella vecchiaia, e quindi nella fine della loro carriera, le loro ormai sopite aspirazioni. Una rappresentazione efficace di questo spettacolo deve quindi riuscire a mettere in evidenza quegli sprazzi di comicità, quei lampi di genio improvvisi che caratterizzano l’indole comica degli sketch tra Willie Clark e Al Lewis. La prova del 9 in questa drammaturgia è data da un segmento ben definito della rappresentazione, ossia il tentativo per i due attori di fare una prova generale in studio prima della registrazione per la messa in onda. La prova dura pochissimo, stante il loro (ennesimo) litigio in scena. Quello che però viene fuori dalla rappresentazione, com’è intenzione proprio del testo originario di Neil Simon, è l’immenso potenziale comico dei due attori, attraverso pochi elementi in scena, una decina di battute e una controscena tra i due sufficienti a scatenare le risate del pubblico in scena. Ebbene, è chiaro che tutto questo accada, a più riprese, durante questo allestimento.

Cosa aggiungere a questa partitura? Orsini e Branciaroli, due attori in grado di giocare con indiscussa maestria sul tema della vecchiaia, della competizione artistica e della voglia di ritrovare il successo degli anni ormai passati. La loro è un’intesa scenica vincente, che riesce a ricostruire con assoluta credibilità le diverse componenti dei rapporti dei due protagonisti: la fama, l’odio, la competizione, la vecchiaia e – forse – l’amicizia. È l’intero cast a portare avanti una rappresentazione convincente di questo allestimento, attraverso una ricerca dei personaggi, anche secondari, particolarmente approfondita da parte degli interpreti.

Le scene sono firmate da Maurizio Balò, i costumi da Gianluca Sbicca e le luci sono di Carlo Pediani. Il suono è di Alessandro Saviozzi.

Uno spettacolo in grado di unire prosa e comicità, binomio particolarmente difficile da trovare in palcoscenico. Ancorché occasione per capire cosa significa essere attori e fare questo lavoro con Dignità, come ci insegna un gigante in scena, ormai prossimo ai 90 anni, per questo spettacolo: Umberto Orsini.

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