Dal 9 al 18 febbraio al Teatro Bellini
È impossibile catturare il presente. L’adesso è fatto di attimi effimeri e mentre Carrozzeria Orfeo in Salveremo il mondo prima dell’alba promuove questa tesi attraverso un ilare e colorato mental coach (Massimiliano Setti), allo stesso tempo la confuta portando in scena uno spettacolo attualissimo e dal forte impatto. Paradossalmente, per restare con i piedi per terra, la storia si è dovuta ambientare nello spazio; chi apprezza il linguaggio della compagnia in questa loro nuova produzione ne riconosce immediatamente lo stile che li contraddistingue, l’avanguardia e la brillante capacità di intersecare perfettamente le trame della storia.
I coproduttori della mise en scène (Marche Teatro, Teatro dell’Elfo, Teatro Nazionale di Genova e il Teatro Bellini) hanno investito su uno spettacolo che rompe la tendenza di proporre storie rassicuranti e già note del teatro di tradizione e si contrappone alla cancel culture per dare allo spettatore una consapevolezza dei tempi che corrono priva di moralismi e censure.
Un teatro politico, ma non partitico, perché colpisce tutti senza distinzione.
In una società incattivita e narcisista sei fuori dai giochi se non hai la stessa visione della massa, allora le femministe si fanno guerra tra di loro, la corsa all’ecologia diventa un business e i complottismi regnano.
La storia si divide su due piani, il tempo dentro e fuori la giovane pop star distrutta dalla sua stessa fama (Alice Giroldini), presente fisicamente sul palco, ma anche voce fuori scena che svela l’intimità della donna creando un legame con lo spettatore nel porsi gli stessi dubbi del pubblico e spezzando il ritmo concitato della rappresentazione.
La recitazione è incalzante, sulle righe eppure concreta, lascia emergere personalità tanto familiari da suscitare commozione ed empatia, ma anche dispiacere e il tutto con insistente ironia che disorienta il pubblico, il quale non può far a meno di divertirsi mentre osserva l’umanità che cala a picco.
I costumi di Stefania Cempini e la scenografia di Lucio Diana sono l’espressione della ricchezza dei protagonisti della pièce, i quali si sono trasferiti in una lussuosa clinica contro le dipendenze situata nello spazio.
La scena e gli abiti, andando incontro a tutte alle esigenze e ai vizi di questi turisti spaziali, si presentano anche come elemento comico che alimenta e dà forma al racconto.
Due coppie permettono alla trama di infittirsi ulteriormente mostrando l’importanza e l’esigenza di stringere legami in una società sempre più indirizzata alla solitudine e all’indipendenza emotiva.
Le due coppie appaiono in simbiosi e complementari. Due fidanzati (Sergio Romano e Roberto Serpi) arrivati in clinica perché prosciugati da denaro ed ambizioni e un ricco storyteller con il suo cameriere personale (Ivan Zerbinati e Sebastiano Bronzato) i quali si nascondono da figure politiche che potrebbero minare la loro sicurezza.
Unico contraltare a tanta ricchezza e sperpero di risorse è il cameriere indiano (Sebastiano Bronzato) presente in scena per mostrare il mondo nella sua totalità, ormai diviso in due, in cui i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri; espressione tra le più note, ma non banale né scontata nello spettacolo qui proposto.
Nemmeno quest’ultimo, però, è esente dalle critiche e dalla condanna che il testo infligge ai giorni nostri e, attraverso un sofisticato escamotage drammaturgico, sarà proprio un apparentemente piccolo gesto di uno dei suoi fratelli a versare la goccia che farà traboccare il vaso di un’umanità tesa, traballante e pronta ad esplodere.
In scena fino al 18 febbraio al teatro Bellini, Salveremo il mondo prima dell’alba provoca e priva lo spettatore di scuse e giustificazioni mettendolo di fronte al drammatico presente che si è riservato per sé con tanta cura.
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