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Con il vostro irridente silenzio, studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro – ideazione e drammaturgia di Fabrizio Gifuni

Al Teatro Nuovo di Napoli dal 15 al 18 febbraio 2024

“ (…) È un’ora drammatica. Vi sono certamente problemi per il Paese che io non voglio disconoscere, ma che possono trovare una soluzione equilibrata anche in termini di sicurezza, rispettando però quella ispirazione umanitaria, cristiana e democratica, alla quale si sono dimostrati sensibili Stati civilissimi in circostanze analoghe, di fronte al problema della salvaguardia della vita umana innocente. Ed infatti, di fronte a quelli del Paese, ci sono i problemi che riguardano la mia persona e la mia famiglia. Di questi problemi, terribili ed angosciosi, non credo vi possiate liberare, anche di fronte alla storia, con la facilità, con l’indifferenza, con il cinismo che avete manifestato sinora nel corso di questi quaranta giorni di mie terribili sofferenze. Con profonda amarezza e stupore ho visto in pochi minuti, senza nessuna seria valutazione umana e politica, assumere un atteggiamento di rigida chiusura. L’ho visto assumere dai dirigenti, senza che risulti dove e come un tema tremendo come questo sia stato discusso. Voci di dissenso, inevitabili in un partito democratico come il nostro, non sono artificiosamente emerse. La mia stessa disgraziata famiglia è stata, in certo modo, soffocata, senza che potesse disperatamente gridare il suo dolore ed il suo bisogno di me. Possibile che siate tutti d’accordo nel volere la mia morte per una presunta ragion di Stato che qualcuno lividamente vi suggerisce, quasi a soluzione di tutti i problemi del paese? (…)”.

(Lettera di Aldo Moro al segretario della Democrazia Cristiana Benigno Zaccagnini, recapitata il 20 aprile 1978, insieme alla seconda lettera a Paolo VI e a una lettera alla moglie, nella quale si chiede di inviare le due missive ai destinatari).

Il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro non sono solo una triste pagina della cronaca nera italiana, legata alle Brigate rosse e agli anni di piombo. Il caso Moro non è nemmeno un caso con una connotazione esclusivamente politica, stante il riconosciuto tentativo del politico e giurista democristiano di avvicinare il partito ai comunisti, in un periodo storico che vedeva l’Europa divisa in una “cortina di fumo” e l’Italia sotto la sfera di influenza americana. Nei 55 giorni della sua prigionia, Moro scrive più di 300 pagine: lettere recapitate a rappresentanti del partito, amici, familiari e soprattutto alla sua “dolcissima moglie Lisetta”. Queste lettere, ritrovate e pubblicate solo diversi anni dopo dalla morte di Moro, compongono il c.d. Memoriale Moro.  È da queste lettere che nasce lo spettacolo Con il vostro irridente silenzio, uno studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro da parte di Fabrizio Gifuni, che è al contempo ideatore, drammaturgo e interprete unico di questa rappresentazione.

Sulla scena, fogli sparsi in disordine per terra, una sedia, un tavolino e un microfono. Da quel microfono prende voce la lettura di alcune delle lettere di Moro che, come un fantasma, riappare davanti allo spettatore con l’intenzione di testimoniare la propria verità, il suo modo di fare politica e di manifestare il proprio dissenso circa gli innumerevoli errori della dirigenza della DC di quegli anni. Ma anche per confermare l’affetto senza misura verso i suoi cari, per premurare loro del suo stato di salute e per suggerirgli – forse –  in modo indiretto alcune indicazioni sul luogo (o, molto più probabilmente, sui luoghi) della sua detenzione. Gifuni, nella sua prefazione allo spettacolo, è in proscenio, a descrivere le motivazioni che lo hanno condotto a questo studio sulle lettere di Moro; non necessariamente per trovare delle risposte, ma per analizzare la complessità di un evento storico che ha segnato una pagina di storia della Repubblica italiana. L’intenzione dell’attore non è quello di fornire delle risposte, ma suggerire delle chiavi di lettura di fronte a un evento storico e politico (volutamente) ricoperto di incertezze, di segreti di Stato e di lacune storiche.

Lo studio dei suoi testi attraverso la voce dell’attore e il silenzio che solo il contesto teatrale riesce a creare costituiscono i requisiti fondamentali per decostruire una narrazione sul caso Moro tanto confusa quanto politicamente contesa, caotica e disomogenea.

Con il vostro irridente silenzio è anche un omaggio a uno statista italiano di inevitabile spessore, che con il suo carattere ha segnato una delicatissima fase storica per l’Italia. È la dimostrazione di una politica diversa da quella dei nostri giorni: a quei tempi appassionata, idealistica ma anche segnatamente pragmatica. L’interpretazione di Gifuni suggella la pregevolezza di questa rappresentazione, portando sulla scena un personaggio che l’attore romano ha già magistralmente interpretato nel capolavoro di Bellocchio, Esterno notte.

Un momento di teatro dal quale si esce più consapevoli e arricchiti di una memoria storica che appartiene al patrimonio dell’Italia intera, senza distinzioni di identificazione politica o di appartenenza sociale.

In scena al Teatro Nuovo fino a domenica 18 febbraio.

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