“Così egli si tormentava, assillandosi con tali domande e trovandovi perfino una specie di voluttà. Del resto, tutte quelle domande non erano nuove, improvvise, ma vecchie e dolenti. Già da un pezzo avevano cominciato a tormentarlo e a dilaniargli il cuore. Da moltissimo tempo era germinata in lui tutta la tristezza che sentiva adesso, era cresciuta accumulandosi, e negli ultimi tempi era maturata, concentrandosi e assumendo l’aspetto di un orrendo, crudele e fantastico problema, che torturava a fondo il suo cuore e il suo cervello ed esigeva una soluzione”.
Delitto e Castigo, Fëdor Dostoevski
Il celebre capolavoro di Dostoevskij riflette, con una potenza letteraria senza eguali, sul tema del delitto e delle conseguenti misure di giustizia che vengono a crearsi nel contesto sociale in cui ha luogo il reato. Ciò nonostante, l’atto che si consuma non produce unicamente effetti giuridici, ma scava nel profondo dell’anima del reo, determinando conseguenze psicologiche che si riflettono sui rapporti umani tra il soggetto e gli altri individui con cui esso si relaziona.
Il delitto e il castigo sembrano essere i temi che caratterizzano anche il testo di Filippo Gili, La sorella migliore, in scena al teatro Diana di Napoli dal 28 Febbraio al 10 Marzo. Un omicidio stradale sconvolge la vita di un uomo, condannato dalla giustizia a scontare la pena attraverso gli arresti domiciliari. L’uomo è in realtà una figura non del tutto matura, in questo spettacolo interpretata da Giovanni Anzaldo, che ancora presenta delle componenti tipiche di un giovane che è cresciuto nella sregolatezza e negli eccessi, e che si rassegna a vivere ormai un’esistenza col senso di colpa di aver investito una persona, causandone la morte.
Le due sorelle, interpretate dalle bravissime Vanessa Scalera e Daniela Marra, lo assistono nella vita quotidiana insieme alla madre, portata in scena da Michela Martini. In questo testo, la Scalera interpreta il ruolo di una sorella, quella qualificata dallo stesso titolo della drammaturgia come “migliore”, appunto, in ragione della sua attività di avvocato che cerca di difendere il fratello anche nel momento della riapertura delle indagini. Infatti, è proprio lei a chiedere un riesame della documentazione, poiché a conoscenza del fatto che la persona vittima dell’omicidio stradale in realtà era affetta da un male incurabile, con soli tre mesi di vita davanti.
Quello a cui si assiste nello spettacolo La sorella migliore è un dramma familiare che riflette sul concetto di moralità, di giustizia, di etica dei rapporti familiari ma anche e soprattutto sul senso di libertà. Tutti gli attori in scena convincono lo spettatore, con un teatro di parola che necessita di un ritmo serrato nelle battute e uno sviluppo del testo in continua evoluzione. Particolarmente interessante è poi la caratterizzazione dei diversi personaggi, che presentano innumerevoli sfumature caratteriali in grado di spaziare dall’affetto all’odio, dall’amore all’invidia. Sembra di assistere in scena a personaggi che indossano numerose maschere e che si divertono a cambiarle in continuazione al mutare degli eventi che vengono raccontati.
I quattro personaggi che troviamo in scena sono effettivamente reclusi tra le pareti domestiche, e dunque costretti al continuo dialogo fatto di scherzi ma anche di litigi. È, dunque, in questa esasperazione nell’uso della parola che vengono fuori verità nascoste da tanti anni di lontananza, di silenzio e di sofferenza.
Uno spettacolo da non perdere, con l’occasione di assistere ad una drammaturgia contemporanea tra le più interessanti attualmente in teatro.
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