Al teatro Bellini dal 2 al 10 marzo
William Shakespeare è il drammaturgo per eccellenza, le sue opere primeggiano in tutte le stagioni teatrali e sono care ai più per merito dei molteplici riadattamenti cinematografici. Antonio e Cleopatra, ad esempio, è un opera iconica per lo spettatore, grazie alla coppia Richard Burton e Liz Taylor, nel riuscitissimo adattamento hollywoodiano del ’63.
L’Antonio e Cleopatra di Malosti, in scena al Bellini dal 2 al 10 marzo, non è contaminata, però, dall’attuale tendeza di ricreare il naturalismo cinematografico anche sul palcoscenico, bensì esalta la sacralità e la liricità del testo in ogni suo aspetto, dalla costruzione della scenografia (Margherita Palli) alla recitazione, solenne e figurativa.
In scena Anna Della Rosa, Valter Malosti, Dario Battaglia, Massimo Verdastro, Jacopo Squizzato, Paolo Giangrasso, Noemi Grasso, Ivan Graziano, Dario Guidi, Flavio Pieralice, Gabriele Rametta, Carla Vukmirovic. Gli attori si susseguono in una geometria ben definita, organica allo sfondo simmetrico che li accoglie e, in più momenti, i personaggi stessi si fondono con la scena come bassorilievi.
I costumi di Carlo Poggioli e il disegno luci di Cesare Accetta accompagnano l’interpretazione degli attori e delineano con cura il carattere dei personaggi. Ottavia (Carla Vukmirovic) ricerca la pace e l’abito bianco ne richiama la purezza, Cleopatra (Anna Della Rosa) dal fascino ammaliante non poteva che vestirsi di tessuti dai colori decisi e morbidi che ne risaltano le forme e il condottiero (Jacopo Squizzato) tanto travagliato dal suo destino, è accompagnato da un fascio di luce che sbiadisce pian piano fino ad abbandonarlo nel momento dell’espiazione.
Antonio e Cleopatra è un prisma ottico, come ci suggerisce Gilberto Sacerdoti: “Visto di fronte è la storia di amore e di politica narrata da Plutarco. Visto di sbieco ci spinge a decifrare “l’infinito libro di segreti della natura”. Per trovare un corrispettivo dell’infinito amore di Antonio bisogna dunque per forza scoprire un nuovo cielo e una nuova terra.
Valter Malosti
Un teatro di immagini, sovrapponibile ad un trittico sacro e allo stesso tempo con innesti comici che mostrano come possano convivere perfettamente l’alto ed il grottesco.
L’immagine che chiude lo spettacolo, Cleopatra allo specchio, è magnetica come il personaggio, sorprende e incanta mostrado l’abilità di Della Rosa di sdoppiarsi. Osservando prima un profilo e poi l’altro della donna, si intravede un dialogo come tra due personaggi distiniti. Ed è in questa sovrapposizione di immagini e di significati, come in un gioco di specchi di cui la stessa Cleopatra è vittima e carnefice allo stesso tempo, che si manifesta la pregevolezza di questo allestimento, in scena al Teatro Bellini di Napoli fino a domenica 10 marzo.
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