Recensioni

L’interpretazione dei sogni- liberamente ispirato e tratto dagli scritti di Sigmund Freud, di e con Stefano Massini

Al Teatro Bellini di Napoli dal 12 al 17 marzo

L’interesse di Stefano Massini per l’opera monografica di Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni – che costituisce un pilastro nella letteratura della psicoanalisi – rappresenta per lo scrittore fiorentino oggetto di studio ormai decennale. Da questo lavoro di ricerca, Massini ha portato alla luce sia un saggio (L’interpretatore dei sogni, edito per Mondadori nel 2019) sia uno spettacolo teatrale, prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano, dalla Fondazione Teatro della Toscana, dal Teatro di Roma e in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano / Teatro d’Europa.

È ovvio che il testo originale, stante l’approccio medico avanguardista rappresentato dall’opera di Freud, illustra in modo analitico casi e riflessioni che non si prestano ad una agevole trasposizione teatrale. L’operazione di Massini, forte di un approfondito studio del testo, è quella di portare alla luce le storie dei pazienti raccontate nel libro dello psicanalista austriaco e i racconti della vita quotidiana che mettono alla prova la capacità induttiva e deduttiva di Freud, per quindi tessere un inedito lavoro drammaturgico rispetto all’opera originale.

L’interpretazione dei sogni, secondo Massini, non tradisce però l’assunto teorico di Freud, anzi: quello a cui si assiste in teatro è una rilettura fedelissima dell’impianto metodologico per l’approccio alla psicanalisi, nonché l’illustrazione di casi pratici molto fedeli al testo originale, narrati da un Massini indiscutibilmente magnetico nei panni di divulgatore-narratore.

Il punto di partenza è, dunque, il medesimo di quello di Freud: egli affermava infatti che ci sono dei pensieri, realmente presenti nella mente, che non possono diventare coscienti e che vengono rimossi nel sogno deformandolo dal suo contenuto originario. Tale azione di “filtraggio” è da rinvenire nella volontà della mente di operare una constante censura, lasciando passare solamente ciò che le piace. Tuttavia, il materiale rimosso torna a rivelarsi sotto forma di sogno, anche se opportunamente modificato per essere reso accessibile e tollerabile.

Nei diversi meccanismi che trasformano il contenuto latente, ossia il vero significato nascosto del sogno (e dunque rivelabile solo attraverso le associazioni del paziente durante il lavoro analitico) si innescano meccanismi mentali che lo mutuano in contenuto manifesto. Tra di essi, vi è quello che Freud stesso definì della drammatizzazione, che consiste nella trasformazione dei pensieri in situazioni e nella loro messa in scena.

Su questa doverosa premessa si innesca il gioco teatrale di Massini, grazie alla presenza di un gigantesco occhio che rappresenta, attraverso l’opera di psicoanalisi, il canale di accesso ai sogni del paziente. L’occhio insieme alle restanti scene che ricreano i diversi sogni raccontati durante lo spettacolo sono di Marco Rossi, perfettamente in armonia con il disegno luci di Alfredo Pira e le immagini di Walter Sardonini. Massini si fa accompagnare, nel corso dei diversi racconti, dalle musiche di Enrico Fink che sono eseguite dal vivo da Saverio Zacchei (trombone e tastiere), Damiano Terzoni (chitarre) e Rachele Innocenti (violino). La musica, a tratti con elementi psichedelici, altre volte con la presenza di suoni e di brevi intervalli melodici che si susseguono nel corso della narrazione, accompagnano con garbo e con coerenza scenica il recitato del Massini.

Dallo spettacolo L’interpretazione dei sogni emerge, anzitutto, la cura per i dettagli, l’attenzione nel voler portare in scena un testo congruente sotto il profilo narrativo e preciso circa gli elementi di ricerca del saggio originale del padre della psicoanalisi. Lo spettacolo costituisce infatti un interessante esperimento drammaturgico, costantemente in bilico tra la dimensione scenica e quella psicoanalitica. L’allestimento qui proposto è, in definitiva, tanto apprezzabile dal punto di vista della sua resa formale in palcoscenico quanto pregevole rispetto ai contenuti trasmessi al pubblico in sala, che al Bellini accoglie lo spettacolo e l’uscita finale di Massini con un’ovazione, pienamente meritata.

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