Ad inizio spettacolo le luci in sala non si abbassano, il pubblico non ha avuto il tempo di sistemarsi tra le poltrone, manca un microfono in scena e ciò disorienta, ma non accade per trascuratezza o superficialità, anzi. In Da questa sera si recita a soggetto il piano della realtà e della spontaneità si confonde e interscambia con quello della finzione e del recitato, in piena linea con “il metodo Pirandello”, citando lo stesso Paolo Rossi nelle vesti di Capocomico.
Rossi racconta storie di vita vissuta e di vite studiate in cui il teatro d’improvvisazione sgomita in un modo troppo legato al copione. Un suo ricordo di quando faceva il militare diventa emblematico per aiutatre il pubblico a comprendere cosa egli intenda.
“Alto là chi va là” racconta “doveva essere ripetuto per quattro volte e se l’intruso non si arrestava, sparare prima un colpo in aria e poi uno alla persona sospetta”, ma la rigidità dell’ordine si prestava a fraintendimenti e dal ricordo, poi, il Capocomico inizia a tessere il suo ilare storitelling.
Il leitmotiv della rappresentazione si rivela appunto essere il mostrare le maschere che ognuno indossa e i ruoli che inevitabilmente la gente si auto assegna o gli vengono assegnati dal lavoro e dalla classe sociale. Per risaltare tutto ciò si sceglie di abbattere la quarta parete, gli attori sono scesi tra gli spettatori e gli spettatori sono saliti sul palco tra gli attori.
In scena puro cabaret che potrebbe continuare all’infinito. I teatranti chiedono al pubblico di sentirsi completamente libero di intervenire e tra chiacchiere e risate informali emergono anche le paure dell’uomo e le sue condanne: la gelosia, la morte, le guerre e le pandemie. Lo humor non giunge in soccorso all’uomo per allontanarlo dalle sue disgrazie, ma è proprio tra queste che prende forma.
La pièce si rinnova ogni sera sorprendendo tanto il pubblico quanto gli attori che, seppur a soggetto, hanno una grande padronanza delle opere di Pirandello e sanno perfettamente dove vogliono arrivare: con maestria e talento rendono invisibili i fili che muovono la storia.
Il Professore (Alessandro Cassuti) con goliardia e una punta d’isteria svela già l’iter dello spettacolo sin dalle prime battute e mostra due possibili chiavi di lettura. Come per la novella della vecchia imbellettata, c’è del comico e c’è del tragico e sta allo spettatore scegliere quanto andare a fondo nella storia.
“Noi attori raccogliamo la spazzatura del pubblico e insieme la ricicliamo, vinciamo sul buio rappresentandolo in scena” dice l’attrice (Caterina Gabanella) a Paolo Rossi, confrontandosi con lui ora con la riverenza che si riserva ad un maestro ed ora con giocosa complicità.
Questi attori sono animatori, musicisti, cantanti, dj e da poliglotti padroneggiano la parola spostandosi dal tedesco al triestino, fino al grammelot del capocomico, il quale alla prima napoletana confessa di sentirsi sotto esame nel rivolgersi col suo pseudo dialetto del sud ad un pubblico partenopeo, ma la tensione non lo frena bensì nutre la scena ed il gioco.
Nel portare in cartellone autori tanto grandi e noti come Pirandello, si corre sempre nel rischio di cadere in una recitazione propria di un teatro mortale, per dira con le parole di Brook, in cui non si recita più il nucleo del testo, ma si rievocano le grandi rappresentazioni che gli hanno donato prestigio, appiattendo così l’opera.
Per non cadere in errore bisogna osare, rischiando sì di divenire sacrileghi, ma se l’azzardo riesce non può che uscirne fuori il genio del maestro.
L’azzardo in Da questa sera si recita a soggetto, al teatro Acacia dal 14 al 17 marzo, è riuscito e ancora una volta Paolo Rossi si contraddistingue per ritmo e sagacia, restando fedele al suo stile che l’ha reso famoso e al contempo integrandolo al linguaggio di oggi.
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