Recensioni

Magnifica presenza – di Ferzan Ozpetek

Al Teatro Diana dal 10 al 21 aprile 2024

Ad un anno dal fortunatissimo debutto alla regia teatrale con Mine Vaganti, Ferzan Ozpetek torna a teatro con Magnifica presenza, per una produzione Nuovo Teatro in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana.

In scena, troviamo un cast di tutto rispetto con Serra Yilmaz – l’attrice turca che ha accompagnato la carriera cinematografica del regista sin dai suoi primi esordi – Tosca D’Aquino, che a Napoli gioca in casa e viene accolta da applausi fragorosi durante la prima dello spettacolo al Teatro Diana e Federico Cesari, protagonista dell’allestimento e interprete giovane e promettente dopo i suoi fortunatissimi esordi televisivi (con la serie tv Skam – Italia) e la convincente interpretazione nel film L’ultima volta che siamo stati bambini, per la regia di Claudio Bisio.  Al loro fianco, completano il cast Toni Fornari, Luciano Scarpa, Tina Agrippino, Sara Bosi e Fabio Zarrella. Anzitutto, c’è da chiarire che non vi è un primato, nel cast di questo spettacolo, di alcuni attori a dispetto di altri. D’altronde, a parer di chi scrive non lo permetterebbe la stessa fisionomia del testo: in Magnifica presenza l’elemento della coralità, già sotteso nella pellicola del 2012, si rende ancora più evidente a teatro, grazie ad un allestimento in cui ciascun interprete imprime un particolare tratto fisico e caratteriale al personaggio, studiato e talvolta anche differente (e per questo motivo ancora più interessante) rispetto al film.

In secondo luogo, sembra particolarmente interessante capire gli elementi di differenziazione e, anche, le analogie con il film. Nonostante l’attività di comparazione non debba, a rigore, essere operata negli allestimenti teatrali che provengono da fortunati successi cinematografici, occorre tener presente che questo allestimento vede la stessa firma dell’autore e del regista che ha reso tanto celebre Magnifica presenza nella sua versione cinematografica. D’altronde, omettere completamente il riferimento al film significherebbe non voler attribuire a Magnifica presenza un successo che gli è stato evidentemente già tributato in passato, assolutamente meritato. Ecco che dunque, in questa recente operazione registica di Ozpetek, la resa scenica sembra quasi voler dialogare con il suo precedente cinematografico. Non si tratta di una sfida, quanto piuttosto della capacità di fare emergere, in base allo strumento artistico utilizzato, degli elementi differenti, per valorizzare una storia che sembra, in questo modo, analizzata nel prisma del cinema o del teatro.

In aggiunta, va considerato che assistere a Magnifica presenza nella sua versione teatrale rappresenta, con ogni probabilità, l’essenza più vera che questo testo vuole raccontare. La compagnia teatrale Apollonio, costretta a scappare a pochi minuti dal debutto del loro nuovo spettacolo, Sogno proibito, si rifugia in un appartamento opportunamente dotato di un piccolo palcoscenico dove provare, ma che in realtà giustifica la costruzione di una botola in cui rifugiarsi per scappare ai rastrellamenti nazisti. Col tempo, le loro figure, in frac e lustrini, si trasformano in fantasmi. E quale luogo è meglio di un teatro, che è la casa dei fantasmi per eccellenza, per raccontare questa struggente storia di uno spettacolo negato? Allo struggimento si affianca però quel sentimento di amara ironia, elemento questo unico e caratterizzante dei personaggi e delle storie di Ozpetek, rappresentata da Pietro, giovane attore di origine catanese che si trasferisce in questa “affollata” casa di Roma, con l’intenzione (o meglio, l’auspicio) di diventare un attore.

In questo dialogo tra un mondo di fantasmi che non c’è più e una realtà che, invece, sembra presentare più sofferenze che soddisfazioni per il giovane attore, si viene ad instaurare un rapporto di comprensione e di fiducia reciproca tra Pietro e le presenze che abitano la casa. Non mancano momenti di assoluta ironia che sorprendono lo spettatore, grazie alla capacità di Ozpetek di rompere con intelligenza la quarta parete e di utilizzarla proprio per creare delle fasi sceniche che, seppur analoghe al film, riescono a caratterizzare ancor di più alcune battute, espressioni, sguardi e pause comiche che risultano perfettamente funzionanti nell’allestimento teatrale qui proposto. Inoltre, è particolarmente riuscita l’intenzione di creare in palcoscenico questo gioco di specchi, che si divertono a restituire una realtà che, ogni volta, assume forme dai contorni sbiaditi, seppur proprio per questo motivo ancora più affascinante. 

Insomma, di questa Magnifica presenza si potrebbe ancora dire tanto, per la sua eleganza narrativa, per la accuratezza nei costumi o per le meravigliose scene con gli specchi che riflettono l’ombra sbiadita di una lucentezza ormai passata. Tuttavia, sarebbe forse sufficiente considerare che l’allestimento teatrale di questo spettacolo riesce ad emozionare, talvolta anche più del film, per convincere sia un appassionato estimatore di Ozpetek sia un pubblico teatrale alle prime armi che questo spettacolo, in fin dei conti, merita davvero di essere visto.

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