Al teatro Mercadante dal 7 al 12 Maggio
La ragazza sul divano è una drammaturgia di Jon Fosse, autore norvegese che vanta del Nobel per la letteratura del 2023. Valerio Binasco ne cura la regia nell’adattamento italiano in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino e il Teatro Biondo Palermo. Lo spettacolo è in scena al Teatro Mercadante dal 7 al 12 maggio.
Chi è la ragazza sul divano? Non è un dubbio che resta celato a lungo, anzi. Lo spettacolo presto rivela come la giovane rannicchiata sul sofà, il disegno proiettato sulla parete (di Simone Rosset) e la donna che introduce lo spettatore nella sua storia abbiano lo stesso animo.
In certe vite, il passato è tanto denso e profondo da annullare il presente e abilmente trascina in un apparente immobilismo in cui si stratificano inquietudini e angosce.
Questo è il caso della pittrice (Pamela Villoresi) che calca la scena, la quale si sente abbandonata dalla sua famiglia, ma non riesce a lasciarla andare e dunque, come un fantasma, girovaga tra i ricordi.
Giordana Faggiano interpreta la pittrice quando era appena una giovane donna, tra le mura di una casa claustrofobica dalla quale non sorprende che tutti cerchino di evadere.
Il fuori viene solo raccontato, probabilmente romanzato, perché visto come l’unico barlume di speranza in una vita in cui ognuno dei protagonisti è rimasto deluso dall’idea che si era costruito sull’amore.
La madre (Isabella Ferrari) sostiene che non può piovere per sempre, lo zio (Michele Di Mauro) le sta vicino, anche lui abbandonato dal fratello marinaio (Fabrizio Contri) la cui vita non può essere legata ad altro se non al suo lavoro e alla sua passione: lo emulerà la figlia dedicandosi alla pittura.
La protagonista sperava di trovare nell’arte una via di fuga, eppure la pittura non è uno sfogo, bensì ricalca i suoi tormenti finché i colori stessi li percepirà come veleno.
L’amore filiale è quasi del tutto assente nell’opera e le sorelle cercano di volersi bene come meglio possono. Il dolore della giovane pittrice era ormai troppo incombente per ammutolirlo e non seguire la sorella maggiore (Giulia Chiaramonte) per non aggredirla con le proprie ansie è stato, a suo modo, un gesto d’amore.
Valerio Binasco interpreta il marito della pittrice il quale, fedele alla logica freudiana, è una sintesi della famiglia della donna: la ama, ma non riesce a parlarle e ad osservare quel dolore che lo metterebbe pericolosamente in contatto con il suo.
Binasco dichiara “Fosse ha uno stile che arriva prima dei personaggi. È un’evidenza a cui dobbiamo rassegnarci con pazienza”; le sue parole ricordano la massima Shakespiriana di sopportare con pazienza che l’amore vinca seguendo il suo corso tortuoso (parafrasando Sogno di una notte di mezza estate). Si può dire, di fatto, che la pazienza del regista è stata premiata dall’esito della messa in scena.
Il connubio tra il realismo di Binasco e la poetica di Fosse è un matrimonio ben riuscito, capace di regalarci una fotografia di un’umanità ferita, spaesata, vulnerabile e bisognosa di essere rieducata all’amore.
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