Recensioni

ONE SONG – HISTORIE(S) DU THÉÂTRE IV di Miet Warlop

Al teatro Bellini dal 28 maggio al 2 giugno

Selezionato dal New York Times come uno dei migliori spettacoli del 2022, ONE SONG – HISTORIE(S) DU THÉÂTRE IV, regia di Miet Warlop, approda al Bellini, dal 28 maggio al 2 giugno, sbalordendo il pubblico per il virtuosismo e la poliedricità degli attori/atleti in scena.

In un contesto in cui il mondo trattiene il fiato per un calcio di rigore, l’arte recupera con forza il suo spazio, intrecciandosi audacemente con lo sport. Musicisti, cantanti e tifoseria mettono alla prova la loro resistenza fisica suonando in equilibrio su una trave, facendo gli addominali per ogni corda pizzicata del contrabbasso e correndo, saltando e roteando mentre si ripete in loop la stessa canzone scritta appositamente dalla regista, il cui testo incentiva a resistere e spingersi oltre.

Non è una corsa contro il tempo, bensì un’affannosa danza al ritmo del metronomo che governa gli interpreti. Dalle frenetiche battute serrate ai tempi più lenti e dilatati, dove l’artista non ha tregua ma è messo ulteriormente alla prova: il rallentamento richiede un controllo meticoloso di ogni singolo muscolo, prima di tornare ad accelerare fino allo sfinimento totale.

Ironicamente, più la difficoltà cresce ed emerge l’affanno degli attori, maggiore è il divertimento e il coinvolgimento del pubblico. Il pathos e il patimento in scena sono di fatto volutamente ricercati da Miet Warlop sicché la fatica fisica possa essere vista come una proiezione delle sofferenze psicologiche.

Sul fondo scena, blocchi di marmo sui quali sono incise parole estremamente sintetiche, eppure espressive di sentimento e motivazionali. “Ever”, “Will”, “Do” e poi “If” che in ultimo si distrugge in mille pezzi sul proscenio. Cosa significa per la regista demolire il “se” e come risponde il pubblico ad un atto tanto violento e rischioso?

Si assiste al tripudio della determinazione e della forza di volontà spinta fino ai suoi estremi e superficialmente si tende ad ammirare l’energia rappresentata in scena, ma uno sguardo più attento rivela la tragedia insita in essa, ossia che cercare ottusamente e ciecamente di superare ogni limite e mettere alla prova ogni sforzo non può che condurre ad un meccanismo autodistruttivo.

Uno spettacolo moderno e al contempo puramente catartico.

©RIRPODUZIONE RISERVATA

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