Al Teatro Grande di Pompei dal 27 al 29 giugno
Futuro, interpretato da Greta Esposito, si è perso; cerca qualcosa o qualcuno, ma intorno a sé trova solo rovine, discorsi portati via dal vento e lacrime non versate che alimentano la siccità. “Bisognerebbe piangere almeno una volta nella vita per riconoscere il pianto”, scrive Pisano nel suo adattamento teatrale del De Rerum Natura, in scena al Teatro Grande di Pompei fino al 29 giugno.
Come Lucrezio accusa gli ateniesi di essere responsabili della diffusione della peste attraverso la loro cieca ignoranza e superstizione, così Fabio Pisano e il regista Davide Iodice lanciano un attacco diretto ai contemporanei, accusandoli di aver depredato il pianeta per bramosia, dimenticando il vero significato dell’essere.
Deforestazione, caporalato, razzie, scioglimento dei ghiacciai e smania di possesso, in mostra sotto gli occhi di tutti attraverso il susseguirsi di scene dal ritmo crescente e con un linguaggio sorprendentemente sincero e schietto, che però non rinuncia alla poesia.
Attraverso dialoghi serrati e brillanti, è costante il confronto tra un’umanità corrotta, deviata dall’avidità del denaro e un’altra umanità che nutre speranza in un riscatto della natura e nel ritorno della compassione.
“In principio, cessano le piogge e le ossa si consumano lentamente, aumentando sempre di più.” – libro VI del De Rerum Natura
La scenografia, a cura di Marco di Napoli, è una perfetta riproduzione della frase sopracitata e ha una duplice essenza: terra infertile e desolata, ma al contempo dai posti più imprevedibili sbucano continuamente persone e oggetti il cui valore cresce perché unici e, in quanto tali, preziosi.
I personaggi, attraverso i costumi (Daniela Salernitano), le maschere (Tiziano Fario), i movimenti e la voce, oscillano tra il quotidiano e un fiabesco stile gotico in perfetta armonia, risultando magnetici per il pubblico.
Futuro osserva il presente con occhio critico e, non trovando parole che lo accolgano, ne crea di nuove, personali, cariche di rabbia, affermandosi nella ricerca di salvezza e incitando la folla. I ragazzi di Orchestrìa (progetto speciale di musica inclusiva) riempiono la scena come un esercito compatto e orgoglioso, rappresentando l’importanza di non arrendersi, di continuare a lottare anche per un semplice albero, una goccia d’acqua, un singolo uomo.
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