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La prima luce di Neruda, di Ruggero Cappuccio – regia e adattamento Cesar Brie

Campania Teatro Festival 2024 – al Teatro Mercadante il 21 e il 22 settembre 2024

Inizia la diciassettesima edizione del Campania Teatro Festival, diretto da Ruggero Cappuccio e quest’anno intitolato Battiti per la libertà. Una denominazione calzante, a causa delle tante complicazioni che avevano messo a serio rischio la realizzazione di quest’edizione ma che, grazie al coraggio della Fondazione Campania dei Festival, d’intesa con la Regione Campania, unitamente a una dose di tenacia dimostrata dal direttore Cappuccio e al convincimento che il teatro in Campania non può rimanere senza una delle rassegne teatrali più rilevanti del panorama nazionale, vede la luce in una insolita cornice autunnale. Battiti per la libertà è, dunque, la manifestazione di un Festival che dimostra non solo il valore della sua espressione artistica ma anche il significato della sua autodeterminazione, attraverso un attento lavoro di ricerca sul ruolo della libertà e sul suo effettivo impiego nella società odierna.

Come iniziare a riflettere sulla libertà se non partendo dalla storia di un uomo che ha lottato per il suo paese, il Cile, e il suo popolo in rivolta, che ha intrecciato una dura battaglia politica, al fianco di intellettuali del mondo latino-americano e di provenienza europea, con le sue poesie di amore, come Pablo Neruda? La prima luce di Neruda è il nome del primo spettacolo in rassegna al CTF 2024, che rappresenta la messa in scena, a cura dell’artista argentino Cesar Brie, del romanzo di Ruggero Cappuccio (Feltrinelli, 2016), per una produzione Teatro dell’Elfo e Fondazione Campania dei Festival.  L’allestimento, che vede in scena Elio De Capitani, Cristina Crippa, Silvia Ferretti e Umberto Terruso, è un viaggio teatrale che si immerge con grazia nell’anima poetica di Pablo Neruda. La narrazione intreccia la biografia e la mitologia del grande poeta cileno, restituendo un ritratto vivido, quasi onirico, della sua complessità umana. Brie riesce a cogliere le contraddizioni di Neruda che già emergono con vividezza nel romanzo di Cappuccio, dall’intensità delle sue passioni all’impegno politico, fino alla fragilità nascosta dietro la sua possente voce poetica. L’allestimento teatrale ricrea dunque la vita di Neruda, attraverso l’intreccio di eventi politici e di trascorsi personali che caratterizzano tanto la sua esperienza di vita quanto la sua cifra stilistica. Il rapporto tra Pablo Neruda e Matilde Urrutia segna una passione intensa e travolgente, che ha influenzato profondamente la vita e l’opera del poeta. Matilde, musa ispiratrice e amore della maturità, diviene infatti il centro emotivo di molte delle sue poesie più intime e struggenti, raccolte nei Cento sonetti d’amore. Il loro legame, nato in segreto durante il matrimonio di Neruda con Delia del Carril, si trasforma in una relazione profonda e duratura, fatta di complicità, ma anche di tensioni legate alla fama e all’impegno politico del poeta. Matilde fu una presenza costante negli ultimi anni di Neruda, accompagnandolo fino alla fine della sua vita, e, nel tempo, la sua figura è diventata simbolo dell’amore che Neruda cantò nei suoi versi con dolcezza e ardore.

La messa in scena vibra di un lirismo profondo, in cui la parola diventa protagonista assoluta, richiamando la potenza evocativa dei versi di Neruda. Un’opera che si fa non solo omaggio a un maestro della poesia, ma riflessione universale sulla condizione dell’artista, dell’esilio e dell’amore.  Le musiche eseguite dal vivo da Francesca Breschi, che canta le struggenti note d’amore di Violeta Parra, morta suicida per amore nel 1967. L’unica canzone che proviene da un’altra fonte è quella che racconta del soggiorno di Pablo e di Matilde a Capri, il luogo dove lui ideò (e pubblicò in modo anonimo) I versi del capitano, le poesie d’amore scritte per lei. La ripetizione costante dei versi delle diverse canzoni che si susseguono all’interno della rappresentazione permette di rievocare i momenti della vita di Neruda e, al contempo, di rappresentare il leitmotiv della sua esperienza artistica e personale. Particolare menzione merita, inoltre, Nando Frigerio, per le luci e la scena. L’allestimento di Brie si fonde perfettamente con un impianto scenico essenziale e un disegno luci in grado di restituire le immagini e le visioni che caratterizzano gli innumerevoli momenti della vita di Neruda portati in scena. La capacità, qui, risiede in un allestimento mai confusionario, mai sovrabbondante di contenuti di fronte alle vicende rappresentate in palcoscenico ma, anzi, in un impianto registico e scenografico che accompagna con delicatezza lo spettatore nella tormentata e sinestetica esperienza umana di uno dei più grandi poeti della letteratura mondiale.

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