CTF 2024 – Al teatro Sannazaro il 26 settembre
Siamo il risultato delle aspettative (e dei pregiudizi) della società o il frutto di una maturazione personale che, gradatamente, ci porta a diventare individui unicamente comprensibili a noi stessi? Quanto il senso della colpa, della morale e della deontologia professionale influenza il nostro processo di maturazione individuale e l’affermazione personale? Non è facile riassumere i tanti argomenti che emergono alla fine dello spettacolo scritto e diretto da Ivan Cotroneo, intitolato La denuncia, prodotto da Diana OrIS e in rassegna al Campania Teatro Festival 2024.
In scena ci sono Marta Pizzigallo ed Elisabetta Mirra: la prima, docente di scuola superiore e ormai prossima ai consueti esami di maturità, la seconda, posta dinanzi alle preoccupazioni derivanti dall’imminente scelta dell’università che potrebbe segnare una svolta nella sua vita. Come emerge dallo stesso titolo di questo spettacolo, tra le due si innesca un rapporto evidentemente viziato da dinamiche relazionali, accumulatesi dai tanti giorni di attività scolastica quotidiana, che si contorce attraverso un pericoloso gioco fatto di ricatti, di paure e di sguardi.
È un elegante passo a due quello tra Pizzigallo e Mirra, attrici brillanti e complici sulla scena, ottimamente dirette in questo allestimento dallo stesso Cotroneo. Ciò che riesce ad emergere, con intensità, durante l’intero corso della rappresentazione è la tensione latente che corrode, per ragioni differenti seppur derivanti dalla medesima causa, le due protagoniste dello spettacolo. Anche i diversi piani temporali che vengono portati in scena rappresentano un’attenta tenuta narrativa: c’è, anzitutto, il momento della denuncia, poi il momento centrale della rappresentazione oggetto del contendere tra le due parti e, infine, un dopo, un quasi-epilogo che sorprende lo spettatore fino all’ultima battuta.
Le scene di Monica Sironi e il disegno luci di Gianfilippo Corticelli acuiscono quel senso di solitudine e di fragilità proprio dei due personaggi che troviamo in palcoscenico. Si passa, dunque, da un taglio di luce che rievoca un interrogatorio in stile poliziesco, con le due interpreti sedute a raccontare la propria versione dei fatti, fino alla scena tra i banchi di scuola, in cui si rappresenta materialmente il fatto accaduto. Tra quei banchi e quelle sedie fatte cadere per terra si cela, tuttavia, un non detto, che segna lo scollamento tra ciò che si vede nella dimensione scenica e ciò che effettivamente emerge dalle parole delle interpreti.
La denuncia è uno spettacolo che, nella sua semplicità sotto il profilo dell’allestimento, riesce a far riflettere sui temi della scuola, dei rapporti tra diverse generazioni e delle aspettative lavorative sempre più competitive che ormai affliggono i ragazzi per il loro futuro percorso professionale. Ma è anche un feroce atto di accusa alle convenzioni sociali e al ricatto morale, che si insinua in quella sottilissima ma altrettanto tagliente linea d’ombra esistente nei rapporti interpersonali nati nel contesto lavorativo.
© RIRPODUZIONE RISERVATA
