CTF 2024 – al Sannazaro il 2 ottobre
Leviatano diretto da Marco di Stefano e prodotto da DRACMA è uno spettacolo dall’animo rock che coinvolge e diverte il pubblico in un ballerino alternarsi tra la realtà scenica, la verità di cronaca e il vissuto degli interpreti (Giulio Forges Davanzati, Alessia Sorbello e Andrea Trovato).
Nei primi anni ’90 viene pubblicato Leviatano di Paul Auster, che condivide con l’omonimo testo di Thomas Hobbes una riflessione sull’ordine e sul caos. Mentre il filosofo inglese analizza queste tematiche in relazione all’assetto politico e sociale, Auster esplora il conflitto interiore di un individuo, travolto dalla caotica complessità del mondo contemporaneo. Lo spettacolo trae ispirazione da questa dimensione più intima e vulnerabile, supportata dai fatti di cronaca del ’95 e dalle esperienze personali degli attori, proponendo, così, una pluralità di spunti di riflessione che risuonano ancora oggi.
Nel 1995 un uomo incensurato, tale MacArthur Wheeler, rapina due banche a volto scoperto nell’arco di un unica giornata: un atto avventato di un folle o un intrepida mossa di un genio? Questa domanda se la pongono al commissariato di polizia mentre indagano sul caso e se lo chiedono anche Giulio, Alessia e Andrea, i tre attori che ripercorrono la storia, mentre David Dunning e Justin Kruger, psicologi contemporanei all’accaduto, sostengono di conoscere la risposta e pubblicano una loro tesi al riguardo.
La “teoria della stupidità”, nota ai più come effetto Dunning-Kruger, offre una spiegazione per comprendere l’azione di Wheeler. Essa afferma che, all’aumentare della propria incompetenza in un determinato ambito, si tende a sovrastimare le proprie capacità, mentre chi possiede una maggiore competenza tende a sottovalutarsi. In sintesi: la competenza e la percezione di essa sono inversamente proporzionali.
In scena, le indagini sul rapinatore s’intersecano con lo studio dei due psicologi sociali e il collante tra queste narrazioni è rappresentato dai ribelli anni ’90 e dalla loro musica neopunk e britpop che cattura perfettamente il caos di quel periodo e l’urgenza di farsi sentire.
Alessia canta, Giulio e Andrea cantano e suonano, tre microfoni ad asta e il ricordo di quegli anni, con la forza e l’orgoglio di poter dire “io c’ero, l’ho vissuto” accompagnati dalla grinta e dalla passione delle persone dietro ai personaggi.
Uno spettacolo dalla trama intrigante di cui si apprezza la versatilità degli interpreti che, da veri maestri, si destreggiano con abilità tra canto, recitazione, cambi di personaggi ed espressioni mimiche e fisiche, senza far trasparire la fatica del loro impegno.
È evidente come questi teatranti si divertano per primi sul palco, trasmettendo un entusiasmo contagioso che coinvolge il pubblico e lo invita a riflettere, con ironia, sull’ingegno e le convinzioni degli uomini. Mettono in scena una giusta dose di caos, dando vita a uno spettacolo capace di generare autentico divertimento e di lasciare spazio a una profonda riflessione morale.
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