Recensioni

Le voci dell’infinito – di e con Anna Foglietta

CTF 2024- al teatro di corte di Palazzo Reale il 6 ottobre

Le voci dell’infinito è un progetto curato da Nadia Baldi, in collaborazione con il Campania Libri Festival. Quattro serate durante le quali affermati attori del panorama italiano (Gea Martire, Claudio Di Palma e Anna Foglietta) e la Compagnia NB (diretta dalla medesima curatrice del progetto) offrono nuovi spunti di riflessione su Giacomo Leopardi, raccontando il Poeta e declamando i sui scritti.

Il 6 ottobre, Anna Foglietta ha concluso questo ciclo di incontri confessando con spassionata sincerità di non riprendere in mano i testi di Leopardi dai tempi del liceo, ponendo così “le mani avanti per non cadere all’indietro”, come ha dichiarato lei stessa. Questo distacco, però, le ha permesso di accostarsi con uno sguardo nuovo e immacolato alle composizioni del Poeta, riscoprendo l’entusiasmo fanciullesco di chi, a qualsiasi età, scopre di potersi ancora meravigliare.

Sul palco, Anna Foglietta è stata affiancata dal violoncellista Francesco Mariozzi, che ha intervallato le letture con sinfonie tratte dalla suite di Bach, creando un’atmosfera suggestiva, in cui i versi del Poeta e le riflessioni dell’attrice sembrano sospesi in una dimensione metafisica, tra vero e faceto, cielo e terra, proprio come nel Cantico del Gallo Silvestre, in cui il gallo rimane saldamente ancorato al suolo, ma con il becco rivolto al cielo.

L’infinito, Ad Angelo Mai, il Giardino della Sofferenza e Il Cantico del Gallo Silvestre; in questo ordine Anna Foglietta ha ripercorso la poetica del Leopardi in un curato percorso volto ad allontanare l’Illustre autore dall’inappropriato aggettivo di pessimista. Ha declamato L’Infinito due volte: la prima con un approccio fedele alle letture tradizionali e solenni che hanno caratterizzato l’interpretazione di quest’opera, e la seconda in modo più spontaneo, lasciando che le parole sorprendessero lei per prima. Ad Angelo Mai e ne Il Giardino della Sofferenza, la critica di Leopardi è stata riletta come un inno alla vita: nel primo testo come provocazione di chi desidera risvegliare valori perduti, mentre nel secondo riconosce alla natura una dignità pari a quella dell’essere umano nella sua capacità di provare anche essa dolore.

Il Cantico del Gallo silvestre chiude lo spettacolo, fungendo quasi da prologo che introduce due temi centrali nella poetica di Leopardi: il vero e la risata.” […] Io sono quel tale che ha la fortuna di risvegliare il mondo ogni giorno col suo canto, di farlo uscir dal sonno e dai sogni, e di rimetterlo nel vero […] ” scrive Leopardi. Nella sua visione, la verità è ineludibile, ma al contempo arida e annientatrice. Allo stesso modo, Anna Foglietta non condanna la verità in sé, ma dialoga con il pubblico, riflettendo su come, nella società attuale dominata dalla tecnologia e dalle informazioni in tempo reale, il razionale abbia bisogno dell’immaginazione per nutrirsi e vivere pienamente.

Nella sala del Teatro di Corte, ci si interroga con curiosità su cosa avrebbe pensato Leopardi riguardo alle intelligenze artificiali e agli eventi della cronaca attuale, una domanda che l’attrice suggerisce, donando allo spettacolo leggerezza e ironia che strappano sorrisi e complicità dal pubblico.

Le voci dell’infinito, di e con Anna Foglietta, invita a riscoprire la cultura con occhi più incantati e ridenti. D’altronde, come scrisse il tutt’altro che pessimista Giacomo Leopardi, “chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo”.

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