Alla Sala Assoli l’8 ottobre
Il 7 e l’8 ottobre, alla Sala Assoli, si è tenuta una commemorazione dedicata a Enzo Moscato, promossa dall’Università Federico II e da Casa del Contemporaneo. A gennaio il progetto proseguirà con la terza edizione di We Love Enzo, che vedrà la messa in scena dei testi di Moscato in una sorta di “saluto-celebrazione”, utilizzando le parole del curatore dell’iniziativa, Claudio Affinito.
Durante la serata dell’8 ottobre, undici attori, seduti ai lati della scena a formare una cornice, si sono alternati in un movimento coreografico per conquistare la luce, esaurirla e poi lasciarla al collega successivo, pronto a darle nuova vita. Nessuna ricerca spasmodica di scenografie complesse o didascaliche, anzi, solo due leggii e due sedie, nella corretta convinzione che la presenza di oggetti fisici riduce l’immaginario dello spettatore.
In ordine di apparizione, Benetto Casillo, Massimo Andrei e Giuseppe Affinito, Imma Villa, Lalla Esposito, Emilio Massa, Giovanni Ludeno, Lino Musella, Tonino Taiuti, Cristina Donadio e Federico Odling hanno rispettivamente interpretato Angelì Angelì (occhi gettati) – Bell’è Babbele (Signurì Signurì) – Napoli ’43, Sciuscetta e Poppina (Grand’Estate), Gli anni piccoli, Trianon; Pagnuttella (Trianon), Ragazze sole con qualche esperienza, Schiume (Partitura) e Eleonora 1799 (Sull’ordine e il disordine dell’ex macello pubblico).
Per rendere vivide e profonde, come sono state, le parole pronunciate, agli attori è bastato rimanere in quello che avevano e lasciarsi trasportare dal tanto desiderato stato di estasi; indubbiamente raggiunto durante questa commemorazione. In un climax crescente hanno composto musica e danza, dapprima in maniera sottile e poi via via più evidente nell’energia che ha attraversato i corpi degli attori trasferendosi infine nelle note del violoncello suonato da Federico Odling. Le corde di quello strumento forse non sono mai state pizzicate direttamente da Moscato, ma era come se, in quella magica atmosfera, fosse ancora lui a muovere i fili della rappresentazione.
Naturalmente, questo incanto non è scaturito da una profana seduta spiritica, ma grazie alla chiarezza dei suoi testi, profondamente emotivi e unici nella loro poetica. Le parole scorrono e s’intrecciano come in una jam session di free jazz, mentre il pensiero viaggia con la precisione di una partitura classica: un teatro che, pur apparendo caotico e folkloristico nella forma, svela una straordinaria lucidità e consapevolezza nel contenuto.
Il pubblico, rapito e proteso sempre più in avanti dalle poltrone, si è lasciato trasportare dalla meraviglia generata da questi eccelsi interpreti e sostenuta tutti insieme, attori e spettatori. Un omaggio intenso e sentito, capace di rinnovare e amplificare la forza del teatro di Enzo Moscato.
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