Comunicati Stampa

Conferenza Stampa – La Grande Magia di De Filippo, regia di Gabriele Russo

Al Teatro Bellini l’11 ottobre si presenta La grande magia, in prima nazionale il 15 ottobre

L’11 ottobre, nel foyer del Teatro Bellini, si è tenuta la conferenza stampa aperta anche al pubblico per presentare lo spettacolo La Grande Magia, diretto da Gabriele Russo, che andrà in scena dal 15 ottobre al 2 novembre.

Nel ruolo di Calogero di Spelta e Otto Marvuglia, rispettivamente Natalino Balasso e Michele di Mauro. Seduti ai lati del regista, hanno risposto anche loro alle domande della stampa e condiviso riflessioni sullo spettacolo e sull’ammirazione reciproca per il lavoro svolto dai colleghi.

Per Russo, questa rappresenta la sua seconda regia su un testo della tradizione napoletana, dopo Le cinque rose di Jennifer di Ruccello. E’, inoltre, la prima volta che il Teatro Bellini produce un’opera di Eduardo De Filippo, in un’occasione particolarmente significativa, coincidente con il quarantesimo anniversario della scomparsa del grande drammaturgo.

La decisione di affrontare un testo così complesso, per di più con attori non napoletani, potrebbe apparire azzardata di primo acchito, ma rivela in realtà un’intelligente scelta strategica da parte del regista. La Grande Magia, a differenza di altre opere di Eduardo, non è un testo profondamente radicato nel contesto partenopeo. Già nella versione originale, infatti, il ruolo di Calogero fu affidato al romano Giancarlo Sbragia; inoltre, il testo esplora tematiche universali attraverso una narrazione intrisa di mistero e di sfumature sinistre che si distanzia dalle classiche commedie di Eduardo.

Non una parola del testo è stata cambiata per questa messa in scena, ma rispetto al ricordo collettivo che si ha dell’ Eduardo attore, Gabriele Russo ha concentrato il suo lavoro su una scrupolosa analisi dell’Eduardo autore. Il regista ha saputo evidenziare i non detti e mettere in luce la componente surreale dell’opera, un aspetto che De Filippo, ai suoi tempi, aveva potuto esprimere solo in parte. Ad esempio, nella versione cinematografica, Eduardo utilizzò una colonna sonora volutamente discordante, che contrastava con la naturalezza del contesto e della recitazione per suggerire l’ambiguità presente nel testo.

In uno spettacolo in cui reale e illusione si avvicinano e sovrappongono, luci (Pasquale Mari), costumi (Giuseppe Avallone) e scenografia (Roberto Crea) contribuiranno a creare un’atmosfera di mistero e condurranno lo spettatore a perdersi tra le due dimensioni. Michele Di Mauro ha sottolineato come la fiducia, un tema centrale nel testo, sia presente anche a livello extra-testuale: i personaggi ricercano fiducia, così come gli attori si affidano ai colleghi e il pubblico ripone la propria fiducia in ciò che vede sul palco. Natalino Balasso, dal canto suo, ha rimarcato come il teatro si contraddistingua dalle altre arti perché “unico rito possibile solo tra viventi”, e ha lodato la professionalità e l’armonia del cast e del regista.

Eduardo De Filippo credeva che il teatro dovesse essere capace di prevedere il futuro e la tradizione dovesse fare da trampolino di lancio per le nuove generazioni. Gabriele Russo fa suo questo principio ed entra in simbiosi con le ansie e i timori di Eduardo per un’opera che, forse, ai suoi tempi era troppo avanzata per essere pienamente compresa. Oggi, Russo intende restituirle l’universalità e la dignità che merita. Una scommessa ambiziosa, ma con tutte le premesse per essere vinta.

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