CTF 2024 – Al Teatro Nuovo l’11 ottobre
PAPàVERI – Sempre in piedi, scritto e interpretato da Rossella Pugliese, ha debuttato al Teatro Nuovo l’11 ottobre, in occasione del Campania Teatro Festival.
Rusina, Ultimo Strip e PAPàVERI sono tre monologhi autoconclusivi della Pugliese il cui filo rosso che li unisce è la complessità dei rapporti familiari. Nei primi due lavori, l’attrice interpreta prima una nonna e poi una madre; in PAPàVERI, invece, si trasforma in un uomo, un figlio che cerca l’approvazione del padre e affronta le ansie legate al proprio futuro, riflesso delle paure universali di tutti i figli.
Il protagonista è Felice Mondo, figlio di Giuseppe Mondo, soprannominato U sulu sulu. Felice lavora la terra, non è scolarizzato, e parla un dialetto calabrese stretto. Dopo la morte del padre, viene accusato dalla zia di averlo ucciso per appropriarsi di un terreno, alimentando il sospetto di una vendetta verso un papà distante e anaffettivo.
La scenografia è essenziale, ma sorprendentemente versatile: una pala, un rastrello, dei secchi e una cunetta. Oggetti semplici che, nel corso dello spettacolo, assumono nuovi significati. Il rastrello, ad esempio, diventa un microfono durante il processo, mentre i secchi nascondono delle reti che, tirate fuori, spostano la narrazione nel tempo e nello spazio. Questi piccoli e suggestivi espedienti scenici permettono al protagonista di viaggiare dalla campagna alla città e, infine, al mare; un percorso che si concilia con la crescita del personaggio e conduce sapientemente lo spettatore alla verità sulla morte di Giuseppe Mondo, rivelando sul finale il significato profondo della storia e del titolo PAPàVERI – Sempre in piedi.
Mirabile il lavoro di Rossella Pugliese sulla sua fisicità. I costumi di scena (Giuseppe Avallone) l’hanno resa corpulenta, contribuendo a trasformarla in un uomo di campagna credibile, ma è stata la sua mimica facciale grottesca e realistica, insieme a movimenti ben studiati, a darle una presenza autentica. Non è la parodia di un maschio, anzi, con onestà ha portato in scena un uomo che mostra le sue vulnerabilità davanti alle aspettative familiari, alle pressioni della società e alle proprie paure.
Lo spettacolo dall’ironia tragicomica è un giallo che mantiene il pubblico sul filo di un rasoio. Lo spettatore inizialmente si sente distante e superiore al protagonista, poi, progressivamente, giunge a riconoscersi nelle sue domande più intime: cosa custodisco della mia famiglia nel cuore? Sarò capace di essere un buon genitore un domani? Cosa potrò offrire a mio figlio?
In una contemporaneità in cui si tende all’individualismo e si idealizza l’autosufficienza, Rossella Pugliese si immedesima totalmente nell’altro e invita il pubblico ad empatizzare con il prossimo, mostradogli come l’umanità condivisa renda tutti simili.
© RIPRODUZIONE RISERVATA – Foto di Salvatore Pastore
