Recensioni

Appuntamento a Londra di Mario Vargas Llosa – regia di Carlo Sciaccaluga

Al Teatro Sannazaro dall’8 al 10 novembre

Londra. In una lussuosa stanza di un rinomato hotel ricordi e rimorsi riaffiorano nitidi e insistenti nell’incontro tra Luca (Luigi Tabita), businessman in carriera, e Maddalena (Lucia Lavia), sorella del suo più caro amico d’infanzia, Nino, di cui non aveva notizie da ben venticinque anni.

I due amici erano così legati da non essersi mai realmente percepiti distanti, nonostante la lunga separazione. Ogni scelta di Luca sembrava pesare come se l’amico fosse ancora presente, come un’ombra silenziosa ma costante. Al tempo, Maddalena invidiava l’intensità di quel legame, che osservava di nascosto poiché Nino non voleva che lei rovinasse la loro amicizia, la cosa più preziosa che avesse.

Luca e Maddalena si osservano con diffidenza, scrutandosi a vicenda, ponendosi la domanda “Ma tu chi sei veramente?”, una questione che però cela un bisogno più profondo e doloroso: “Quanto posso fidarmi di te e, allo stesso tempo, di me stesso?”

La recitazione, volutamente grottesca e sopra le righe, mette in luce l’inafferrabilità e l’inconsistenza del tempo; il loro incontro inizia, sì, nel presente, ma scivola nel passato e nelle fantasie di vite alternative, di possibilità non vissute, che i due amici si sono negati.

A metà spettacolo, Lavia si cimenta in un monologo intenso che esplora il corpo come espressione dell’anima, riferendosi all’estetica, alle viscere, allo sguardo, e persino al passo, spedito o trattenuto che tradisce chi davvero sei.

Qui il tema del tradimento emerge con forza: è più violento essere se stessi o tradire se stessi?

Lavia porta in scena un corpo spasmodico e vibrante, articolando ogni sillaba con una precisione quasi maniacale e tendendo le labbra con una morbosa tensione. Luigi Tabita, dal canto suo, stira il suo volte con le mani e inclinando la testa, all’inizio e alla fine dello spettacolo. Rievoca, così, il costoso quadro surrealista appeso alle sue spalle, quasi a svelare i tormenti nascosti del suo personaggio.

Tabita interpreta un uomo fermo nelle sue convinzioni e costellato di successi professionali che, tuttavia, gli danno solo una soddisfazione minima. La felicità autentica, dichiara Luca, era legata all’amicizia che Nino ha infranto. Negli sguardi sospesi e nelle pause riflessive, Tabita riesce a dare al personaggio di Luca una dimensione completa e autentica.

Un’opera complessa e cruda, firmata dal premio Nobel Mario Vargas Llosa e portata in scena con la regia di Carlo Sciaccaluga, che restituisce con profondità il fascino intricato delle relazioni umane e la loro vulnerabilità.

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