CTF 2024 – Sala Assoli dal 12 al 13 novembre
Nel 1988 Jan Fabre ha scritto Io sono un errore, anche se il testo non è mai andato in scena prima del 2024. Non ci sono dichiarazioni ufficiali da parte di Fabre sulla ragione di tale prolungato silenzio. E’ evidente che in questa pièce emergono senza filtri i tormenti universali di un artista e l’inseguire il piacere fino all’auto-distruzione. Nella società attuale, in cui di sovente si dà spazio a queste tematiche, è probabile che un testo del genere raggiunga un pubblico più vasto di quanto non avrebbe fatto prima. La rappresentazione resta, ad ogni modo, fedele allo stile della performance art degli anni ’70/’80 e il lavoro appare come cristallizzato nel tempo. Irene Urciuoli, interprete di Io sono un errore, sboccia e poi si richiude intimamente: questa metamorfosi è frutto dell’adattamento drammaturgico di Miet Martens e della regia dello stesso Fabre che avvolgono e stringono in un telo la donna, a simboleggiare una costante lotta tra il desiderio di mostrarsi e l’auto-giudizio, tra esibizionismo e paranoia.
Il corpo di Irene Urciuoli si esprime in tutta la sua forza, sia dentro che fuori dalla crisalide che la trattiene. Ogni muscolo vibra visibilmente, mentre la giovane donna si concede allo sguardo del pubblico. “Io sono un errore perché non ho pudore” è la frase che infrange lo schema iniziale, dando il via a una trasformazione profonda. Da figura surreale e grottesca, la performer diventa progressivamente più affascinante, suscitando nel pubblico un paradosso: sebbene sia attratto da lei, non è disposto a difendere i suoi comportamenti o la sua storia.
Un’antieroina che si crede immortale mentre muore, il cui mantra “Io sono un errore” cela il senso di colpa nel trovare gusto nel sentirsi sbagliata, come soluzione per distinguersi dal grigiore che la circonda.
In scena alla Sala Assoli il 12 e 13 novembre in occasione del Campania Teatro Festival, Io sono un errore è il manifesto dell’arte e della vita vissute senza compromessi. Un’opera che guadagna di concretezza e autorevolezza grazie al tributo al regista Luis Brunele e al drammaturgo Antonin Artaud, entrambi pionieri dell’arte sovversiva e provocatoria deceduti prima della stesura di questo testo.
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